19 marzo 2019

Self storage


Sì insomma, quanti anni avrà? Facciamo quattro? L’ho vista nascere, muovere i primi passi incerti, poi farsi più robusta e convinta nel suo incedere; si è fatta largo, ha riunito attorno a sé tante persone che si sono date da fare per lei: gente che ha deciso che valeva la pena spendere un po’ del proprio tempo per farla crescere. 
Ricordo con molto piacere i primissimi mesi di scouting: km percorsi per incontrare le parrocchie, avventurarsi in sonnacchiose case in cui non entrava nessuno da tempo; ore di confronto con chi era scettico, e poi le assemblee in cui le comunità si sono anche scontrate con le loro stesse resistenze e contraddizioni. L’accoglienza diffusa dei rifugiati nella mia Diocesi è nata così, passo dopo passo.
Ditemi voi se non si è trattato di una gestazione; e di un parto di quelli non proprio facili. Alla fine il 10% delle parrocchie ha dato vita all’accoglienza.
Poche? Tante? Dipende dai punti di vista, naturalmente.

7 marzo 2019

Scende la pioggia

E’ andato tutto come previsto. Ed è stato davvero bello. Quasi trecento persone che, insieme, cantano un Morandi d’annata con insospettabile intonazione e ritmo. Sul palco c’è la conduttrice del “coro”, ma la gran parte dei presenti è la prima volta che la vede: niente prove, tempo zero per prendere le misure, per accordarsi, appunto. Neanche un presentatore che introduca la serata; “dai, cantiamo insieme; le parole le avete sul foglio che avete avuto all’ingresso”. Nessuno pare scomporsi o rimanere perplesso e una buona alchimia scatta già alle prime parole del ritornello: “Scende la pioggia, ma che fa/Crolla il mondo addosso a me/Per amore sto morendo/Amo la vita più che mai/Appartiene solo a me/Voglio viverla per questo”.

24 febbraio 2019

L'ultima sfida

E dunque si chiude. Il centro d’accoglienza per rifugiati è arrivato al termine dei suoi giorni. Ma fino all’ultimo, la cooperativa deve prender su gli sputi di chi poco o nulla sa dei quattro anni trascorsi qui dentro. “Un fallimento, soldi buttati, la maggior parte degli ospiti non parla neanche una parola di italiano”, tuona il vice-sindaco di turno.
Bisogna rispondere, dobbiamo difendere il nostro lavoro; ancora una volta, dai! Riprendi i dati, rimettili in fila; sì una conferenza stampa, no meglio un comunicato.
Ma alla fine è Andrea ad aver ragione, quando sottolinea che è inutile affidarci ancora una volta ai numeri. Ci propone questo testo, in cui c’è tutto quello che abbiamo vissuto fin qui. Probabilmente nessun giornale lo pubblicherà mai ed è anche per questo che lo trovate qui, tutto intero:

6 febbraio 2019

Scirocco

Ci sono giorni in cui, inaspettatamente, t’investe quella ventata di scirocco invocata dal vate di Pavana. Proprio quella, non puoi confonderti. Un alito rovente e confidente, che ti spalanca scorci insospettati per i labirinti delle case, dietro gli specchi segreti di visi fino a quel momento sconosciuti. Mi è successo due volte nel giro di due giorni, e il mio maldestro pensiero magico tende a non sottovalutare questo genere di coincidenze. Due persone appena conosciute che mi parlano della loro vita a due, appartata e silente. Mi colpiscono entrambe, per profondità e umanità; e perché mi arrivano dentro dirette, senza che riesca a metter su uno straccio di difesa.

11 gennaio 2019

La catena di Melissa


I fatti di Melissa ci dicono e ci ricordano molte cose. E forse non è un caso che questa vicenda emblematica avvenga nel profondo sud e nella provincia più provincia, quasi a dirci che - nonostante le chiacchiere - sono proprio queste le nostre radici più profonde, i nostri reali valori “nazionali”. L’altro ieri notte, i cittadini di Melissa – un comune di poco più di 3.500 anime che anche Google fa fatica a indicizzare – vengono svegliati da urla disperate che chiedono aiuto. Erano pochi uomini, tra quelli che sapevano nuotare. Dietro di loro, incastrati in una barca a vela o in lotta col mare grosso a pochi metri dalla riva, un’altra cinquantina di persone.

7 gennaio 2019

Il pane e l'aragosta

Lo incrocio subito dopo Natale, per caso. I re-incontri dopo le feste rischiano di essere tutti uguali (bersagli inevitabili della feroce ironia del Milanese imbruttito): come le hai passate? Tutto a posto? Dietro l’angolo, la serie monocorde di parole chiave: riposo, mangiate, tranquillità.
E ‘sti parenti!
Ma Edoardo mi racconta una piccola esperienza vissuta, un fatterello – se vogliamo – che tuttavia lo ha fatto riflettere molto.