30 aprile 2019

Accadueo


Alla faccia del lavoro di rete. Ci sono delle volte che sbatteresti la testa contro uno spigolo; quando ci si perde in un bicchier d’acqua, quando le differenze – ridicole, trascurabili – scavano fossati che sembrano invalicabili. Il mondo va a fuoco, c’è la “terza guerra mondiale a pezzi”, ma noi riusciamo a frammentarci e a contrapporci dentro perimetri microscopici. Volontariato vs. cooperazione, ad esempio. Un ottimo esempio di come due elementi, invece di combinarsi in innovative e generative reazioni chimiche, finiscano talvolta per concentrarsi sui distinguo, sui diametri dei propri ombelichi.

7 aprile 2019

Sul tetto

Siamo qui in 7.000, nella sala Paolo VI, ad ascoltare la parola del suo successore. Siamo cooperatori provenienti da tutta Italia e, com’è comprensibile, c’è l’aria delle grandi occasioni: Confcooperative, infatti, soffia sulle sue cento candeline. Mica paglia.
L’intervento di Papa Francesco, com’è successo nell’udienza di quattro anni fa, ci spinge ad andare avanti, riscoprendo le radici fondanti della nostra chiamata a cooperare. Uno stile di vita, dice il Papa, quello di chi non dice “Io vivo, ma da solo, faccio il mio e vado avanti…”, ma si mette insieme agli altri per co-operare.

19 marzo 2019

Self storage


Sì insomma, quanti anni avrà? Facciamo quattro? L’ho vista nascere, muovere i primi passi incerti, poi farsi più robusta e convinta nel suo incedere; si è fatta largo, ha riunito attorno a sé tante persone che si sono date da fare per lei: gente che ha deciso che valeva la pena spendere un po’ del proprio tempo per farla crescere. 
Ricordo con molto piacere i primissimi mesi di scouting: km percorsi per incontrare le parrocchie, avventurarsi in sonnacchiose case in cui non entrava nessuno da tempo; ore di confronto con chi era scettico, e poi le assemblee in cui le comunità si sono anche scontrate con le loro stesse resistenze e contraddizioni. L’accoglienza diffusa dei rifugiati nella mia Diocesi è nata così, passo dopo passo.
Ditemi voi se non si è trattato di una gestazione; e di un parto di quelli non proprio facili. Alla fine il 10% delle parrocchie ha dato vita all’accoglienza.
Poche? Tante? Dipende dai punti di vista, naturalmente.

7 marzo 2019

Scende la pioggia

E’ andato tutto come previsto. Ed è stato davvero bello. Quasi trecento persone che, insieme, cantano un Morandi d’annata con insospettabile intonazione e ritmo. Sul palco c’è la conduttrice del “coro”, ma la gran parte dei presenti è la prima volta che la vede: niente prove, tempo zero per prendere le misure, per accordarsi, appunto. Neanche un presentatore che introduca la serata; “dai, cantiamo insieme; le parole le avete sul foglio che avete avuto all’ingresso”. Nessuno pare scomporsi o rimanere perplesso e una buona alchimia scatta già alle prime parole del ritornello: “Scende la pioggia, ma che fa/Crolla il mondo addosso a me/Per amore sto morendo/Amo la vita più che mai/Appartiene solo a me/Voglio viverla per questo”.

24 febbraio 2019

L'ultima sfida

E dunque si chiude. Il centro d’accoglienza per rifugiati è arrivato al termine dei suoi giorni. Ma fino all’ultimo, la cooperativa deve prender su gli sputi di chi poco o nulla sa dei quattro anni trascorsi qui dentro. “Un fallimento, soldi buttati, la maggior parte degli ospiti non parla neanche una parola di italiano”, tuona il vice-sindaco di turno.
Bisogna rispondere, dobbiamo difendere il nostro lavoro; ancora una volta, dai! Riprendi i dati, rimettili in fila; sì una conferenza stampa, no meglio un comunicato.
Ma alla fine è Andrea ad aver ragione, quando sottolinea che è inutile affidarci ancora una volta ai numeri. Ci propone questo testo, in cui c’è tutto quello che abbiamo vissuto fin qui. Probabilmente nessun giornale lo pubblicherà mai ed è anche per questo che lo trovate qui, tutto intero:

6 febbraio 2019

Scirocco

Ci sono giorni in cui, inaspettatamente, t’investe quella ventata di scirocco invocata dal vate di Pavana. Proprio quella, non puoi confonderti. Un alito rovente e confidente, che ti spalanca scorci insospettati per i labirinti delle case, dietro gli specchi segreti di visi fino a quel momento sconosciuti. Mi è successo due volte nel giro di due giorni, e il mio maldestro pensiero magico tende a non sottovalutare questo genere di coincidenze. Due persone appena conosciute che mi parlano della loro vita a due, appartata e silente. Mi colpiscono entrambe, per profondità e umanità; e perché mi arrivano dentro dirette, senza che riesca a metter su uno straccio di difesa.