19 ottobre 2018

C'è vita sul pianeta

Federico ha la faccia soddisfatta. Si è appena voltato, e mi fa: “ma non ti pare che questi incontri abbiano qualcosa di magico? Succedono cose non scontate, come un’alchimia singolare”. Sì, anche a me dà una soddisfazione particolare girare le cittadine per presentare questo nuovo bando; ogni sera una città diversa, una sala diversa, un pubblico differente. Eppure il risultato sembra sempre lo stesso, come lo sprigionarsi di scintille, piccoli e istantanei fuochi artificiali che però illuminano a giorno il nostro disincanto, l’incipiente cinismo di operatori sociali ormai scafati.

#operazione comunità è un bando pubblico che non è stato costruito per cercare i soliti noti: quelli cioè che sono già impegnati in mille cose, che prontamente alzano la mano per segnalarsi e candidarsi a cogliere una nuova opportunità.

E’ stato pensato, invece, per valorizzare e sostenere – anche economicamente – proprio quelle persone che di solito rimangono un po’ nell’ombra, che magari non hanno mai fatto volontariato, ma coltivano un desiderio: quello di fare qualcosa di buono per il proprio vicinato, per il proprio quartiere. E magari non hanno ancora trovato il coraggio del primo passo per cercare le risorse e passare dal desiderio alla realtà.

E #operazione comunità cerca proprio le idee: iniziative che intendano migliorare la gestione del tempo e della quotidianità (vicinato solidale, banche del tempo); rigenerazione di beni comuni o luoghi di vita ad uso collettivo, finalizzati alla socializzazione  (eventi di quartiere o social street);  attività che rispondano a bisogni materiali, di risparmio, riuso e migliore organizzazione dei consumi (mercatini dell’usato, gruppi di acquisto, scambio di oggetti e competenze).

L’obiettivo che sta al fondo dell’iniziativa è quello di stimolare nuove forme di protagonismo “dal basso”, contrastando l’isolamento e costruendo insieme risposte collettive a bisogni e necessità concrete.

Non è infatti un’impresa per pionieri che si muovono in solitudine: al bando si risponde in maniera collettiva (almeno dieci persone) e in rete. Non si tratta insomma di scrivere un progetto e inviarlo a un sconosciuta giuria che lo vaglierà, ma di partecipare – per il proprio pezzo – a un processo collettivo di progettazione territoriale. Proprio per questo ai partecipanti al bando sono stati messi a disposizione anche operatori sociali professionali in grado di sostenere la progettazione, aiutare a dare forma all’idea, connettere la propria intuizione con quella di altri cittadini, stimolare la ricerca di altre risorse sul territorio che aiutino i desideri a diventare fatti concreti.

E proprio di questo tipo sono le scintille che anche questa sera abbiamo visto sprigionarsi: piccoli gruppi di cittadini che hanno tirato fuori la propria idea e hanno cercato di capire come mettersi assieme per realizzarla. Giovani, anziani, mamme. Chi si propone di realizzare un percorso vita in un’area verde trascurata, chi spazi e tempi di “respiro” per genitori affetti da overbooking di impegni; e poi socialità per malati di alzheimer, spazi comuni nei condomini Aler, orti urbani per pensionati, lettura collettiva per bambini, iniziative per il benessere femminile, gruppi di cammino. Piccoli fuochi che bruciano per qualche minuto, nell’entusiasmo di chi ne parla e di chi ascolta. Vediamo le meningi spremersi, immaginando link e possibilità di impegno e coinvolgimento. Vediamo le diverse idee che si annusano, si rincorrono e si soppesano l’un l’altra.

Un piccolo laboratorio chimico in cui l’ossigeno permette la combustione. Bello.

Da domani ci sarà la fatica del progettare concretamente, del mettersi insieme, andando per tentativi e continue approssimazioni. Dopo l’inspiration, verrà prestissimo il tempo della transpiration.

Ma questo, domani. Oggi lasciateci godere del momento: non tutto va a rotoli – come si cerca di farci credere - non siamo nella palta fin qua.

 Ci sono scintille nell’aria. E vita sul pianeta.

 
Oliviero Motta

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