martedì 4 settembre 2018

Uno

Uno. In questa vicenda, triste come tutte le morti giovani e improvvise, torna più volte questa piccola parola. Quasi sinonimo di impotenza: uno, da solo, che può fare?  Souleman  Aboubakari era uno del Benin, l’unico di quel piccolo paese africano tra i novanta giovani accolti nel Centro di accoglienza di Magenta; è stato trovato senza vita nella sua stanza, probabilmente stroncato da un difetto cardiaco venuto chissà da dove, imprevedibile e maligno. La vicenda del suo ritrovamento è la fotocopia di quello che è successo  al capitano della Fiorentina Davide Astori, nel marzo scorso: i suoi compagni, insospettiti perché non si era presentato per le preghiere del mattino e del pomeriggio, hanno chiesto al custode di aprire la porta della sua stanza, dove l’hanno ritrovato riverso, senza poter fare più nulla. Naturalmente per Souleman, vent’anni appena, non si è fermato il campionato italiano di calcio e non ha avuto l’onore di ore e ore di trasmissioni televisive. Solamente qualche notiziola a margine delle cronache, sui siti di notizie locali. Ma non sono mancati i commenti malevoli e indegni: “uno in meno da mantenere” ha scritto chi non ha avuto la vergogna di scagliare la prima pietra.
Già, uno.

Ma il primo numero è anche la cifra dell’unicità, dell’individualità non replicabile. Della persona umana, nonostante tutto.
Dovrebbe farci riflettere che la vicenda di ogni richiedente asilo che arriva in Italia comincia con un rito che segnala inequivocabilmente la sua unicità: la presa delle impronte digitali. Le impronte delle nostre dita, infatti, ci segnalano quanto siamo unici e originali, non la replica di tanti, indistinguibili e fungibili. Basterebbe fissare ogni giorno, per qualche secondo, le righe ritorte stampate a fuoco sul nostro pollice per contemplare il mistero della nostra - ma soprattutto altrui - unicità.

Anche Souleman era solo uno, ma i racconti di chi l’ha conosciuto testimoniano la sua originalità; il fatto di non appartenere a un gruppo linguistico ed etnico non lo ha chiuso in sé, ma – al contrario - gli ha permesso di manifestare le sue capacità di dialogo, d’intesa e collaborazione con chi non era della sua terra e non parlava la sua lingua. Impegnato in due corsi di lingua italiana, aveva già conseguito due attestati professionali, per muratore e piastrellista. Nel Centro di accoglienza per richiedenti asilo,  la sua giovanissima età non ha impedito che divenisse, nel giro di qualche mese, una delle figure di riferimento per tutti gli altri. Studioso del corano e appassionato giocatore di pallone, rispettoso di tutti e capace di rappresentare con correttezza le istanze e le richieste dei tanti ospiti di fede musulmana.
E anche nella giornata dell’ultimo saluto, questo suo essere un numero primo ha dato dei frutti di dialogo e compassione originali. Proprio davanti alla sua bara, infatti, la comunità islamica e quella cristiana hanno pregato insieme, pronunciando parole antiche, dal Corano e dai Salmi, che in realtà sono risuonate moderne e nuove.

Parole gemelle, di pace, che non hanno cittadinanza nella rappresentazione corrente.

Così, nel segno di questa morte, anch’essa così unica e particolare, chi ha conosciuto Souleman ha dato vita a un incontro di dialogo che resterà certamente nella mente di chi vi ha partecipato. Come un punto di riferimento, una pietra miliare, un’impronta digitale che non mente.

Uno. Uno solo. Cosa può mai fare?

 
Oliviero Motta

2 commenti:

  1. Una persona può fare poco, indipendentemente dalla nazionalità, muoiono molte persone giovani in italia anche uccise e non c'è niente di normale perché è contronatura.
    Nel maceratese hanno trovato di tutto, ossa umane di minori scomparsi sepolte nella costa-porto recanati, in macerata femminicidio di una ragazzina fatta a pezzi come se fosse un animale da mettere in padella, infanticidio in san severino marche dove ci fu anche un indagine aperta nel 2005 per messe nere con sacrificio di animali, gli autoctoni scannavano polli senza necessita e sono persone malate di mente lasciate libere di circolare dagli anni 80/90 da ciò che emerse dalle indagini. Cosa c'è di normale? In macerata hanno sparato a vanvera in luoghi pubblici contro persone di pelle nera, cosa c'è di normale?
    È emersa una serie di denunce di una ragazzina minorenne raggirata da adulti della massoneria maceratese con gli stupefacenti per abusi sessuali, usano la manovalanza nigeriana per comprare stupefacenti e poi li mandano in galera nascondendosi dietro una professione o la tessera della massoneria che vale come 2 di spade con bastoni a tavola. Hanno trovato il dna di un italiano sul corpo della ragazzina tagliata a pezzi in macerata ed ancora non è stato identificato.

    Italia non è un paese normale perché continuano a coprire la massoneria ladra calunniosa e xenofoba.

    Di cosa si può parlare in un paese cosi?

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  2. Uno. Capace di mettere insieme tanti altri "uno" - musulmani e cristiani perchè quando l'uomo sa di non essere un'isola, diventa approdo per tanti. Grazie Souleman Aboubakari. Non ci siamo mai incontrati ma, grazie alle testimonianze, ti porto nel cuore.

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