10 aprile 2018

Cosa sarà?

Lucio Dalla satura l’abitacolo con le note scanzonate e le parole profonde, come il mare. A volte ci vuole, questa radio a palla: per lasciare andare i pensieri, per mettere a fuoco qualche emozione sotto pelle; talvolta è proprio necessaria, anche se il semaforo si avvicina rapido e ti occhieggia col suo arancio vivo.

Cosa sarà che ti spinge a picchiare il tuo re, che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c'è; cosa sarà che ti porta a comprare di tutto anche se è di niente che hai bisogno, cosa sarà che ti strappa dal sogno”.

Le parole antiche della premiata ditta Dalla&DeGregori mi spingono a ripensare agli avvenimenti di queste ore, arrivati tutti assieme, come una congiunzione astrale.
L’altro ieri sera, mentre eravamo riuniti con un gruppo di volontari della mensa per persone senza dimora, è arrivata la notizia di un avventore – già sospeso dal servizio - che proprio in quel momento voleva entrare con la forza e ha minacciato i volontari. Telefonata in diretta: che si fa, chi avvisiamo, come ci comportiamo? In quei momenti devi prendere decisioni importanti in pochi secondi e anche il volontario più formato del mondo è messo alla prova: fermezza, flessibilità, empatia; empatia, flessibilità, fermezza. Combinare male gli ingredienti può essere un problema serio, quando chi hai di fronte non è proprio lucido.

E poi ancora la notte scorsa, al dormitorio invernale che contrasta l’”emergenza freddo”, uno dei nostri custodi è stato aggredito da un ospite. Prima di dare la buona notte a tutti, aveva negato un “favore”, aveva fatto valere le regole comuni. E così, svegliato di soprassalto, si era trovato due mani in faccia. Anche qui: bisogna difendersi, ma come sa fare chi è responsabile di una struttura collettiva, chi ha il compito di reggere il timone, seppure per una notte, di quindici vite molto sgangherate.
Cosa sarà che ti fa uscire di tasca dei no non ci sto, ti getta nel mare e ti viene a salvare, cosa sarà che dobbiamo cercare ”.

Infine questa mattina, la crisi psicotica di uno degli ospiti di un centro per richiedenti asilo. Una sceneggiatura già vista: la risposta negativa alla domanda di asilo, a cui segue lo sclero che trascina giù vetrate, compagni di viaggio, educatori in servizio. Fare argine, tutelare tutte le persone presenti, intervenire in maniera che nessuno si faccia male. Facile a dirlo, tutt’altra cosa esserci in mezzo; o addirittura mettersi in mezzo.
Episodi diversi tra loro, che però i rapidi tempi di successione collegano inevitabilmente. Cose che capitano, e non proprio raramente, in strutture e servizi che si occupano di problemi pesanti, di storie di esclusione e marginalità.

Penso allora alle reazioni che ho visto attorno a me in queste ore: educatori, custodi, volontari, responsabili di struttura che hanno reagito con energia, pensiero positivo, risorse personali e collettive da spendere nel corso delle “emergenze” e da rimettere in circolo passata la buriana e ristabilito un sostenibile equilibrio.
Ma penso anche alla cattiva stampa che rischiano di avere le professioni e il tempo volontario spesi in solidarietà, in aiuto a chi fa più fatica.

E mi chiedo anch’io, sovrastato dall’assolo finale del sax: cosa sarà? cosa sarà che muove ancora queste persone, cosa sarà che le fa andare avanti, verso gli altri, nonostante tutto?
Cosa sarà questo strano coraggio o paura che ci prende e ci porta ad ascoltare la notte che scende, cosa sarà quell'uomo e il suo cuore benedetto che scese dalle scarpe e dal letto si è sentito solo e come un uccello che è in volo si ferma e guarda giù”.

Oliviero Motta

2 commenti:

  1. Le persone positive hanno tutte una marcia in più infatti hanno coraggio nell'affrontare anche le emergenze anziché nascondersi dietro un dito ignobile come quello dell'indifferenza sociale.

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  2. Le persone positive hanno tutte una marcia in più infatti hanno coraggio nell'affrontare anche le emergenze anziché nascondersi dietro un dito ignobile come quello dell'indifferenza sociale.

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