22 febbraio 2018

La strada delle galline

Guardi la sala ed è come avere davanti il mondo. Siamo in quindici appena, qua dentro, ma i volti e il colore della pelle, al primo sguardo, creano un effetto mappamondo che ti colpisce: Italia, Algeria, Afghanistan, Senegal, Somalia, e così via. Sta per partire il corso di formazione per i custodi e c’è tutta l’atmosfera sospesa e carica del primo giorno di scuola. Ma chi sono i custodi? Dove lavorano e che tipo di attività svolgono?
Sono domande che vengono naturali, perché si tratta di una delle figure più misconosciute, spesso poco più di una comparsa sul palcoscenico del welfare. Infatti, sapremmo più o meno descrivere chi è e cosa fa uno psicologo o un insegnante, avremmo probabilmente più difficoltà a tratteggiare i compiti di un educatore o di una mediatrice culturale; ma quando sentiamo parlare di custodi, la mente in genere sbanda tra immagini precostruite, come quella del custode notturno di uno stabile o del portiere di un condominio.


Insomma, si tratta di una figura minore che raramente ci capita di incontrare, ma che in realtà occupa un posto chiave nei servizi per l’accoglienza attivi 24 ore su 24: rifugi notturni per la grave emarginazione, accoglienze per i richiedenti asilo, case alloggio per minori stranieri non accompagnati.
Certamente hanno incarichi organizzativi, come tenere in ordine la struttura di accoglienza o provvedere alle piccole manutenzioni, ma hanno anche la funzione di vigilare sul servizio quando gli educatori non sono in turno. Le notti e i giorni festivi sono solo apparentemente dei tempi vuoti, spesso invece si rivelano delicati e cruciali dal punto di vista della relazione con gli ospiti e quindi, in senso lato, educativo. Chi ha anche solo una piccola esperienza di comunità sa bene quanto le persone accolte vengano sollecitate e messe in crisi dai tempi morti, della giornata o dell’anno. E’ proprio la sera – un po’ per tutti - che emergono in maniera non del tutto controllata le fatiche della giornata, le frustrazioni. Le nostalgie e i rimpianti. E che dire dei periodi speciali dell’anno, come quello natalizio o estivo, durante i quali possono riaffiorare rigurgiti di un passato meno infelice del presente o, al contrario, ricordi dolorosi che si credevano sopiti.

Ecco, è proprio in quei momenti cruciali che il custode si interfaccia con le persone accolte e si trova a relazionarsi con loro, vis à vis; un lavoro dunque che ti chiede molto, in termini di attitudine a leggere le dinamiche di gruppo, di salvaguardia delle regole comuni, di capacità di relazionarti nel modo giusto alle diverse personalità presenti in struttura.
Alla fine sono richieste abilità non comuni, soprattutto nel campo dell’ascolto, della mediazione e della gestione dell’aggressività. Dare attenzione a tutti e tutelare il servizio, capire come rapportarsi in maniera personalizzata a ciascuno, modulando disponibilità e fermezza. Una questione di intelligenza ed equilibrio.

E’ Serigne, con la sua faccia nera come la pece e l’italiano accurato, a sintetizzare con arguzia contadina tutta la professionalità richiesta a questa figura “minore” del nostro welfare.
Usa espressioni non proprio politicamente corrette, ma arriva dritto al punto: “Gli ospiti di un centro d’accoglienza sono come le galline. Al termine della giornata puoi spingerle verso il pollaio, perché si ricoverino in vista della notte. Quello che però non puoi pretendere è che, per arrivarci, percorrano tutte la stessa strada, facciano tutte lo stesso percorso”.
Esperienza, saggezza, equilibrio.

Custodi.

 
Oliviero Motta

1 commento:

  1. Ho lavorato in servizi socio sanitari per adulti in condizioni di disagio e spesso ho svolto questo ruolo di custode soprattutto di emozioni rimaste inascoltate dalla maggioranza. Ho sempre dato spazio e tempo ovvero priorità alle emozioni di chi viene usato -a come capri espiatori di servizi scadenti perché corrotti, servizi pubblici. Ho sempre avuto dei feeback positivi da tutta l'utenza che ho incontrato che spesso, quando potevano,mi aiutava. Abbandonero questa tipologia di professione perché non c'è professionismo capace di collaborare perché si sono limitati a fare truffe e complotti. Made in Italy.

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