mercoledì 15 febbraio 2017

Breaking news

Quante volte ci siamo lamentati perché dai telegiornali e dalla stampa ci piovono addosso solo brutte notizie? Talvolta rimaniamo inchiodati sulla nostra poltrona con un senso d’oppressione, avvertendo di essere stati spettatori passivi di tutto il male che circola nel mondo. Ma, lo sappiamo per esperienza diretta, la realtà che ci circonda è fatta per lo più di cose tutto sommato buone e, non proprio raramente, di opportunità positive. Potremmo dire, con un facile slogan, che le buone notizie esistono, solo che… non fanno notizia. Già, perché sembra proprio che l’incapacità a valorizzare le notizie positive sia una caratteristica congenita del sistema d’informazione mainstream. Questioni, dicono gli esperti, di notiziabilità.

Ad esempio, se a contendersi la prima pagina sono la gestione negativa di un centro per rifugiati e, all’opposto, quella positiva di un altro centro, cosa prevale? Non c’è dubbio, la prima. Ne ho avuto la riprova poco fa, quando intendevo mostrare a un collega il reportage che un quotidiano on line della provincia ha dedicato, appunto, a una struttura d’accoglienza per richiedenti asilo. Nel reportage si dava conto della buona gestione, basata su un numero ridotto di ospiti, sulla presenza congrua di operatori qualificati, su un progetto e uno stile attivo. L’inizio del pezzo, infatti, non lasciava spazio ad equivoci: “Al nostro arrivo non troviamo volti tesi, occhi annoiati o braccia incrociate, ma persone che si danno da fare: c’è chi si sta cucinando il pranzo, chi ripara biciclette alla ciclo-officina, chi sta mettendo a posto la propria stanza, chi va a lezione di italiano e di educazione civica. Anche la cucina, ultimamente, è in autogestione perché i ragazzi utilizzano il loro pocket money per acquistare cibo in proprio.”.
L’articolo, corredato da immagini degli ambienti e da foto di gruppo con educatori e ospiti, descriveva un modello sostenibile di accoglienza, così come si era sviluppato ormai in molti anni di esperienza del mondo Caritas.

Un altro articolo, uscito due giorni prima sempre sulla stessa testata, raccontava invece un’esperienza negativa nella stessa città: un’accoglienza di più di un centinaio di profughi da parte di una srl che fino a poco tempo fa si occupava di tutt’altro e che si è gettata nel business dell’accoglienza straordinaria. Il reportage dava conto del disagio degli ospiti, sfociato in alcuni blocchi stradali, dovuto al fatto di sentirsi pressoché abbandonati in una struttura con quasi nessun servizio, personale di custodia scarso, nessun supporto all’apprendimento della lingua, all’assistenza sanitaria, alla formazione professionale.
La pagina del sito dedicata conteneva, manco a dirlo, immagini un po’ sconfortanti girate furtivamente all’interno della struttura.

Due esperienze, distanti nemmeno due chilometri l’una dall’altra, dallo stile e dagli esiti opposti.
Ecco, cercavo dunque sul sito l’articolo da mostrare al mio collega, e non l’ho più trovato. Erano passate poco più di ventiquattro ore e la homepage già aveva digerito e nascosto ai lettori la corroborante notizia di un’accoglienza come dio comanda.
L’articolo che invece riportava la storia triste, uscito quarantotto ore prima, campeggiava ancora tra le notizie principali, arricchito da aggiornamenti e novità sull’“emergenza rifugiati”.

Ho dovuto affidarmi al pulsante “ricerca” per andare a scovare la vicenda positiva.
Sorpassata e messa in archivio da notizie decisamente meno buone. Ma dannatamente più resistenti.

1 commento:

  1. mi trovo in una provincia marchigiana vecchia e conservatrice che ha distrutto anche il territorio. Raramente si leggono notizie sui bambini ed i loro ambienti di vita ...danno priorità a notizie come truffe, morti, incidenti, malattie, furti, sostanze stupefacenti, commercio. mi fa schifo.

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