venerdì 7 ottobre 2016

Together is better


Quando si dice che “insieme è meglio”, il rischio della vuota retorica è davvero dietro l’angolo. Slogan buono un po’ per tutte le occasioni, magari solo per illuminare la parte piena del bicchiere che, comunque vada, c’è quasi sempre. Eppure ci sono delle circostanze e delle occasioni nelle quali puoi sentire davvero che non solo è possibile mettersi insieme, ma che così facendo riesci a mettere in sinergia, appunto, le parti migliori di ciascuno.

E’ un po’ quello che percepisco in queste settimane di intenso lavoro per aprire un Emporio solidale in una cittadina poco distante da dove vivo. Non conosco con precisione la realtà quotidiana di quelle comunità – religiose e civili – per cui devo per forza di cose affidarmi a tanti soggetti sociali diversi in grado di “metterci” quello che altri non possono o non riescono. E così cooperazione sociale, volontariato, enti locali, azienda speciale dei Comuni e parrocchie, ciascuno per la sua parte, mette a disposizione le proprie energie e il proprio particolare punto di vista.

Il mio sguardo, in questo caso, è quello della cooperazione sociale, spesso ben attrezzata al proprio interno di necessarie e diversificate professionalità: educatori che curano le relazioni e operatori che riescono a far stare in equilibrio conti e organizzazione del lavoro. Ma altrettanto spesso la cooperazione, al di là di certa retorica, non ha un radicamento sufficiente nei territori e nelle comunità. E allora, ecco il volontariato delle Caritas e delle parrocchie che si muove a ricercare un posto adatto per aprire l’Emporio, a ingaggiare professionisti locali che pro bono possano firmare il progetto di ristrutturazione e adeguamento, a coinvolgere artigiani del posto perché offrano le proprie prestazioni a un costo contenuto, a ricercare il generoso donatore che possa corrispondere un affitto equo. Ma qualche volta, si sa, il volontariato pecca di pressapochismo e superficialità, non tenendo nel dovuto conto le norme e i vincoli che comunque regolano l’apertura di un pubblico esercizio. E allora ecco in campo i funzionari e gli amministratori dei Comuni, partner del progetto, non come controparti arcigne e ostiche, ma come persone in grado di trovare soluzioni percorribili per arrivare ad aprire l’Emporio senza lungaggini burocratiche ma con modalità sostenibili anche per il volontariato e la cooperazione sociale. Eppure anche la singola amministrazione spesso rischia di avere uno sguardo limitato e auto centrato, non perfettamente collaborativo con i Comuni che gli stanno proprio attorno. E allora l’Azienda speciale per i servizi alla persona, partecipata proprio dai diversi Comuni, può mettere a disposizione uno sguardo più allargato, a un livello più alto del singolo ente locale, andando oltre il rischio del campanilismo; uno sguardo in grado di ottemperare diversi interessi per arrivare più efficacemente al risultato.

E così, mettendo insieme tutti, nei prossimi mesi arriveremo ad aprire un nuovo Emporio della solidarietà sovra-comunale, in cui volontariato e cooperazione sociale possano collaborare a beneficio delle famiglie vulnerabili segnalate da tutti i Comuni e da tutte le parrocchie del territorio.
La spesa sarà per forza solidale, perché gratuita per le persone e le famiglie maggiormente fragili. Ma l’Emporio é solidale ancor prima di nascere, grazie alla collaborazione intenzionale di tanti soggetti diversi che, per una volta, camminano assieme verso un obiettivo comune.

Together is better. Senza retorica.

2 commenti:

  1. a leggere l'articolo sembra tutto molto bello.
    Emerge con forza quello che sempre ho visto, pressapochismo e superficialità di chi si rifiuta di adempiere alle proprie funzioni di protezione sociale.

    Pressapochismo storico italiano.
    Regna il malaffare e si vede in tutto il territorio italiano.

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  2. Together is better ... è vero, ma è anche molto difficile accordare i suoni quando ci si impegna per il bene comune. Questo articolo, che descrive un'esperienza, è un segno di speranza. Grazie!

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