giovedì 15 settembre 2016

Ai box

I
l corsello dei box, soprattutto nei complessi di grandi dimensioni, può diventare il luogo più significativo dei ritmi e delle dinamiche della vita condominiale. E’ la terra di nessuno nella quale inevitabilmente il nostro privato lampeggia e si affaccia su quello degli altri; in cui talvolta maturano furiosi litigi per parcheggi abusivi o per attività non consentite dal regolamento. Ma al contempo, è la terra di mezzo in cui scopriamo con stupore, all’esordio della bella stagione, quanto siano cresciuti i figli dei vicini; e può essere il luogo dell’incontro, se solo ci concediamo qualche minuto in più. Proprio come stasera, quando dalla porta dirimpetto alla mia spuntano Gilberto e Ada.

Gilberto la sorregge e la fa accomodare su una sedia pieghevole che ha già appoggiato al muro accanto al box. Poi la lega con una cintura di sicurezza di sua invenzione. In questo gesto c’è un po’ tutta la loro storia recente: il rapido declino di Ada, affetta da un’anticipata demenza senile e la cura attenta e creativa di Gilberto.  Gli chiedo come stia andando e lui mi racconta che quattro mesi fa Ada si è rotta il femore, perché è caduta proprio da una sedia come questa, mentre erano in visita da parenti. “L’ho persa di vista un attimo e pam, è andata in terra. Eh, d’altra parte adesso è proprio come avere a che fare con una bambina…”.
La loro vita matrimoniale da tre anni è diventata così, lei che precipita non proprio lentamente in un mondo tutto suo e lui che si attrezza a starle accanto con pazienza e affetto rinnovato. Gilberto è un uomo pratico che ora applica la sua creatività alla ricerca di tutti i modi possibili per far stare meno peggio la sua compagna di vita.

Mi fissa con i suoi occhi azzurri e mi illustra con entusiasmo le terapie di recente importazione che ha trovato in un centro polispecialistico; inediti trattamenti che arginano la degenerazione delle cellule cerebrali e che hanno anche consentito di mettere da parte gli eccessi aggressivi di Ada. Gilberto ha scoperto questi ultimi ritrovati seguendo una rubrica di medicina su uno dei canali minori del digitale terrestre; si è informato, si è documentato, è andato sul posto per capire meglio e da qualche tempo accompagna Ada a una seduta mensile. Mi dice quanto gli costa, e non è poco, ma mi fa capire che mai soldi furono meglio spesi. Tutto, per la sua Ada.
E poi mi racconta dei bagni di vapore per combattere il persistente catarro della consorte, uno degli effetti collaterali del prolungato ricovero in ortopedia. Gilberto ha appreso la tecnica durante un breve soggiorno termale e ora riproduce i bagni in casa, con ingegnosi mezzi di fortuna che però raggiungono il risultato.

Ada adesso lo chiama perché è stufa di stare lì sulla sedia, ad aspettarlo. Allora lui estrae la macchina dal box e la fa accomodare sul sedile; dal finestrino aperto riesce a raccontarmi gli ultimi piccoli progressi che è riuscito a far compiere alla moglie. E in poche parole mi compone la mappa stradale dei suoi viaggi nell’hinterland, tra un centro medico e l’altro, tra una terapia riabilitativa e un esame clinico.
Davanti a loro, mi annuncia, c’è già un nuovo traguardo: tornare a ballare in coppia, come facevano fino a poco prima della frattura alla gamba.

“Sai, appena lei sente un po’ di musica, comincia già a rifare i passi. Penso che non ci vorrà molto”.
Lo dice col sorriso e lo sguardo di chi non molla. Di chi sa qual è il suo posto e il suo compito nella vita.

Un bel sorriso. Un bel compito.

1 commento:

  1. un bel sorriso e sguardo di chi non molla
    bella storia di unione

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