martedì 5 luglio 2016

Piccola lezione di idraulica


San Martino spunta ovunque. Letteralmente. E’ il santo patrono della parrocchia e della piccola città, a lui è intitolata la piazza principale e una Fiera che si svolge da quel dì: "Ivi si fa fiera il giorno di San Martino di ogni sorta de merci et robba cibaria ogni anno”, recita una fonte del 1680.
E infatti eccolo anche qui, in un bellissimo e vasto bassorilievo in cotto, proprio sopra quella che una volta era la porta d’accesso dell’antica cascina. Oggi le trasformazioni urbanistiche hanno relegato quest’opera d’arte sul retro del fabbricato e in macchina non ci puoi arrivare; è una visione riservata a chi, a piedi, riprende la strada vicinale sterrata. Giri l’angolo e ti sovrasta la classica iconografia: il santo soldato a cavallo, con la spada sguainata che pare travolgere il povero mendicante steso per terra. E invece l’arma serve a tagliare a metà il mantello. E a cambiare vita.


Eccoci qui dunque, in visita alla cascina, anch’essa battezzata, manco a dirlo, al santo di Tours. Mi guidano don Erminio e Gianmarco, leader della piccola associazione che la gestisce da tanti anni. E’ incredibile come alcuni ambienti riescano a conservare nel tempo il proprio significato, adattandolo alla storia che cambia. Come se avessero un dna in grado di riprodurre la mission originaria. La cascina, infatti, fino alla prima metà del secolo scorso era riservata ai braccianti che l’11 novembre di ogni anno “facevano San martino”, cioè erano costretti ad abbandonare i terreni che avevano lavorato fino ad allora. Proprio in quel giorno, infatti, scadevano i contratti agrari, e per alcune famiglie si poneva il problema di ritrovare un padrone e della terra da coltivare. Nel frattempo, in attesa di una nuova destinazione, i contadini trovavano - proprio tra queste mura - una soluzione transitoria.
E’ esattamente quello che accade ancora oggi, perché i sei appartamenti della cascina ospitano famiglie in grave difficoltà, economica o relazionale; l’associazione, in stretta collaborazione con i Comuni circonvicini, assicura alloggio, protezione e respiro a coloro che hanno pagato dazio alla sorte o alla sprovvedutezza. I casi sono i più vari: sfratti, appunto, ma anche mamme con bambini che devono essere nascoste al maschio di turno, famiglie appiedate dalla disoccupazione, single che hanno perso la bussola. Sono tre le coppie, marito e moglie, che dedicano con passione il loro tempo libero ad affiancare gli ospiti e a guidarli verso soluzioni future più sostenibili; sono orgogliosi del loro impegno e lo si percepisce a pelle mentre entriamo nelle case, riconosciuti e accolti da coloro che abitano qui temporaneamente.

In cortile – in vena di produrre metafore - suggerisco a Gianmarco che in fondo la cascina funziona come una sorta di area di servizio: benzina, verifica liquidi, caffè. E poi via, per una nuova strada. Ma lui, che ci ha pensato giusto un tantino più di me, tira fuori un’immagine più complessa ma più adeguata. Precisa. “Uhm, penso sia più una vasca volano, di quelle che si utilizzano per compensare le piene del sistema di scarico di una città. Scatta quando arrivano forti piogge: accoglie l’ondata di piena, le fa spazio e al contempo le consente di passare. Quando il maltempo è transitato, c’è il tempo di rilasciare l’acqua in eccesso e di tornare a livelli più normali. Per le nostre famiglie è così, noi serviamo in caso di tuoni e fulmini, in attesa – operosa –del sereno”.
Una piccola lezione di idraulica. E non solo.

Sotto lo sguardo attento di San Martino.

1 commento:

  1. altra bella realtà di solidarietà e di sano equilibrio sociale ossia 'vasca volano' che accoglie nei momenti di piena per poi rilasciare, nel rispetto dei tempi, l'eccesso e lascia passare per costruire nuove vite.
    Il buenvivir degli indigeni suggerisce da millenni questa lezione : accoglienza e rispetto dei tempi della natura.

    La fretta distrugge tutto
    Il tempo e la calma hanno funzioni di riequilibrare ciò che la fretta ha distrutto.

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