martedì 10 maggio 2016

Effetto bancomat


Sul punto sono tutti d’accordo, attorno a questo grande tavolo: talvolta, diciamo non raramente, si sentono trattati come dei bancomat. Macchine, insomma, che sono in grado di dare la risposta desiderata se solo possiedi una tessera magnetica e sai digitare i numeri giusti sulla tastiera. Tutto qui. E non deve essere una gran bella sensazione. Altro che professionalità, colloqui motivazionali, valutazioni multidisciplinari; quando si è sul fronte del contrasto alla povertà, si rischia di essere relegati al ruolo di emettitori “automatici” di banconote.  
In attesa di una vera riforma del welfare che limiti la tendenza a monetizzare anziché fornire servizi, aspettando che finalmente anche il nostro Paese realizzi concretamente uno strumento nazionale e universale di lotta alla povertà, ecco che l’innovazione possibile dei servizi sociali passa ancora da qui: dagli assistenti sociali dei Comuni. Figure spesso svalutate e poco considerate, ma che rimangono il fulcro delle politiche sociali di base.

Sono proprio loro, qui attorno al tavolo della formazione, a parlare di bancomat. Si sentono spesso così, davanti agli “utenti” dei servizi che, in gran parte, vi si rivolgono per ottenere prestazioni, meglio se monetarie. Sottrarsi a questo gioco del a-domanda-rispondo-con-una-prestazione-preconfezionata non è semplice, ma è una delle vie che si cerca di aprire per arrivare finalmente a un nuovo welfare, più generativo e meno assistenziale. Una strada difficile, perché ostacolata da tanti limiti e vincoli della professione: limiti di risorse a disposizione, pretese di risposte immediate e veloci, pregiudizi reciproci, pochi spazi per rielaborare ciò che accade nel lavoro di tutti i giorni.
Ma oggi siamo proprio qui per questo, per rileggere le pratiche quotidiane e per formarci maggiormente sui temi dell’educazione finanziaria.
Da un lato, infatti, s’intende potenziare gli operatori sociali con alcune competenze specifiche in campo finanziario, per metterli in grado di capire effettivamente la situazione economica delle persone. Cosa c’è dietro l’affermazione “non arrivo a fine mese?”, di quali mezzi reali dispone chi fa questa affermazione? che consapevolezza ha delle proprie possibilità di spesa, d’indebitamento, di risparmio? Ecco che l’operatore sociale deve acquisire un buon livello di competenza per riuscire a fare le domande giuste e per comprendere meglio i bisogni.
Dall’altro, è necessario che l’eventuale contributo economico sia affiancato da un accompagnamento educativo; occasioni e tempi dedicati a rileggere la propria situazione economica alla luce di un progetto di vita che vada al di là del day by day, per far crescere nelle persone la capacità di tenere sotto controllo le proprie risorse - più o meno scarse - nel tempo.

“L’educazione finanziaria  - recita la definizione ufficiale - è il processo attraverso il quale i cittadini migliorano la propria comprensione di prodotti e nozioni finanziarie e, attraverso l’informazione, l’istruzione e un supporto oggettivo, sviluppano le capacità e la fiducia necessarie per diventare maggiormente consapevoli dei rischi e delle opportunità finanziarie, per effettuare scelte informate, comprendere a chi chiedere supporto e mettere in atto altre azioni efficaci per migliorare il loro benessere finanziario”.
Ed eccoli qui, allora, questi assistenti sociali alle prese con il Taeg e la portabilità dei mutui, affrontare a mani nude le carte revolving e il budgetting.

Mission impossible? Macché. Tutto, pur di non essere più trattati da bancomat.

1 commento:

  1. ci sono anche altri aspetti riguardo alla figura di assistente sociale,ci sono alcuni di esse,in genere donne,che alimentano conflitti,sono in burnout e non si fanno aiutare e generano problemi sociali,ne ho viste di così..impreparate in primis,non conoscono i loro limiti,le loro competenze,hanno forti pregiudizi sociali,e distruggono quel poco di supporto sociale che potrebbe fornire un vero servizio sociale.
    la loro limitatezza è nota.spesso sfociano in missionarie,si spacciano per salvatrici e non sanno fornire info esatte.
    ne ho viste alcune fare addirittura proiezioni mentali della loro vita su quella di altri,fatto gravissimo.

    RispondiElimina