26 aprile 2016

Dopo mille curriculum

Raro, ma può accadere. Sono qui, seduto in semicerchio con i rappresentanti delle associazioni e dei gruppi locali che periodicamente si ritrovano attorno a iniziative concrete in favore dei propri concittadini. C’è un po’ di tutto: l’università della terza età e la Caritas, l’associazione dei genitori delle scuole  e i volontari che accompagnano gratuitamente gli anziani e i malati nei luoghi di cura, la cooperative che gestisce un centro diurno per persone con disabilità. Il clima è disteso e si sta facendo il punto di alcune iniziative avviate insieme da qualche mese: un percorso per persone che hanno perso il lavoro, i gruppi di parola per bambini e ragazzi di coppie separate, una ricerca sui bisogni delle persone anziane che vivono sole nella propria casa. Non si tratta di iniziative di singole realtà associative, ma di progetti concepiti e costruiti proprio dentro questa rete in un orizzonte comunitario più diffuso, nel quale ciascuno mette un pezzo di sé: una competenza particolare, i contatti della base associativa, alcune risorse economiche aggiuntive.

A un tratto la conduttrice dà la parola alla persona che mi sta accanto; non mi ricordo di averla vista nelle scorse riunioni, ma si deve trattare di una mia disattenzione. Silvia, questo è il suo nome, è chiamata a condividere con gli altri come stia andando il percorso con le persone disoccupate; non lo fa in qualità di rappresentante di una associazione, ma da “utente”, da persona cioè che da qualche settimana frequenta in prima persona  le attività di orientamento di ricollocamento. E’ una bella sorpresa, almeno per me: descrive con entusiasmo i primi incontri di gruppo dedicati a uomini e donne over 40 che hanno perso il lavoro da meno di due anni. Parla della scoperta di non essere più sola a vivere una condizione di vita decisamente scomoda: “sono incontri che hanno creato da subito un bel legame tra le persone e che nel giro di breve ci hanno fatto uscire dallo sconforto di essere a spasso da qualche mese; siamo tutti adulti che hanno vissuto con angoscia la fase dei mille curriculum mandati a destra e a manca senza uno straccio di risposta e adesso partecipare a questo percorso ci sta ridando carica e fiducia. E’ uno spazio per parlare di sé con libertà, condividere i problemi ma anche immaginare insieme le possibili soluzioni, guidati da un’operatrice, esperta orientatrice, che ci sta seguendo da vicino con passione e calore. Essere finalmente seguiti da vicino fa emergere la solidarietà tra di noi e l’ottimismo di tutti”. Silvia sta per iniziare anche il tirocinio retribuito di tre mesi compreso nel progetto; lo svolgerà in un’azienda, appena arrivata sul territorio, che si occupa dell’organizzazione di eventi a livello internazionale. Un’opportunità davvero notevole per Silvia, che mai avrebbe spedito l’ennesimo curriculum a questa azienda dal nome complicato da pronunciare.

Seguo quasi con commozione le ultime parole di Silvia. Per due ragioni. Innanzitutto perché questo progetto è stato realizzato non tanto come azione specifica di politiche attive del lavoro realizzate da tecnici del settore, quanto come azione comunitaria. Le risorse che l’hanno alimentato, infatti, vengono da un fondo cittadino di solidarietà costituito in partnership tra amministrazione locale, volontariato, imprese e singoli cittadini che hanno fatto donazioni specifiche. Un bell’esempio di possibile nuovo welfare di comunità.
La seconda ragione è tutta mia: sedevo nello stesso posto, nello stesso semicerchio, quando l’azione fu proposta alle associazioni allora presenti. Ricordo la fatica di capire la logica, le perplessità di una parte dei gruppi verso un tipo d’intervento non tradizionale, qualche rara accusa di fare fumo e poco arrosto.

Ora, quell’iniziativa, presentata durante una calda seduta martoriata dalle zanzare, è diventata concreta e positiva in questo rigurgito d’inverno, attraverso la bella testimonianza di Silvia.
Stesso posto, stessa ora. Una volta si semina e dopo qualche mese si comincia a raccogliere. Raro, ma può accadere.

Silvia domani comincia il tirocinio in azienda. Magari tra tre mesi avrà trovato il suo nuovo posto di lavoro. Raro, ma può accadere.

1 commento:

  1. ammirevole, un esempio di partecipazione attiva non tradizionale ossia fuori dai soliti canali o tradizionali canali,ho sempre creduto nelle capacità delle persone positive e questa testimonianza continua a dare fondamento sui miei credo che non c'entrano niente con le religioni.

    complimenti

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