29 gennaio 2016

Da spreco a risorsa


Bella serata. Siamo ospitati nella sala consiliare del municipio, con l’ampia volta affrescata che ci sovrasta. Il tema dell’incontro è ben congeniato, nel tentativo di coniugare lotta allo spreco alimentare e solidarietà. Infatti, al centro c’è la riflessione sul dopo Expo, su come si possa ridurre quell’enorme scandalo costituito dal rifiuto di tonnellate di cibo. Secondo la FAO oltre un terzo del cibo prodotto ogni anno per il consumo umano, cioè circa 1,3 miliardi di tonnellate, va perduto o sprecato.  In Italia, secondo il Barilla Center for Food and Nutrition, ogni anno finiscono tra i rifiuti dai 10 ai 20 milioni di tonnellate di prodotti alimentari. Cibo che basterebbe a sfamare, secondo la Coldiretti, circa 44 milioni di persone. Siamo il terzo Paese al mondo per lo spreco domestico, che poi è quello più consistente, assieme a quello che avviene alla fonte, cioè nel corso del processo produttivo. Al contrario di quello che comunemente si pensa, infatti, lo spreco alimentare da parte della grande distribuzione è sensibilmente inferiore a quello dei produttori e delle famiglie.
Stasera gli esperti cercano di sensibilizzare i presenti su metodi virtuosi per fare la propria parte. Assistiamo anche a un veloce cooking show per imparare a riciclare il cibo che rischia di scadere. Sul versante della grande distribuzione vengono invece presentati i risultati di una iniziativa che Coop Lombardia porta avanti ormai da qualche anno: Buon fine, da spreco a risorsa. Buon fine distribuisce a organizzazioni non profit prodotti alimentari che vengono ritirati dagli scaffali ancora perfettamente integri e commestibili in quanto, per scadenza ravvicinata o confezione esterna ammaccata, non possono essere riproposti alla vendita. I prodotti vengono ridistribuiti gratuitamente  alle associazioni o alle cooperative del territorio e in questo modo si realizza una filiera virtuosa a km zero contro lo spreco, la quale si traduce, nel giro di pochissime ore, in un aiuto concreto alle persone accompagnate dagli enti non profit.

Solo alla mia cooperativa negli ultimi anni sono arrivate più di tre tonnellate di merce che sono state distribuite alle famiglie ospitate nella rete di appartamenti per l’housing sociale. Mentre assaggio il piatto creato dallo chef proprio con i prodotti del Buon fine, penso alla stretta analogia tra questa iniziativa della grande distribuzione e il lavoro dei miei colleghi con le famiglie in difficoltà. In fondo la logica è la stessa; anche nel nostro caso si tratta di famiglie che purtroppo hanno superato la data di scadenza, naufragando in separazioni dolorose e difficili, o ammaccate dalla vita. Famiglie che non si sanno più ”vendere” da sole sugli scaffali della nostra società e hanno dovuto cercare un aiuto: famiglie monoparentali in avaria, padri separati impantanati, nuclei stranieri che non hanno imbroccato la via dell’integrazione, italianissime famiglie con capofamiglia disoccupati. Anche queste persone rischiano di diventare “scarti” e “rifiuti sociali”, che nemmeno ci si accorge di lasciare indietro.

Ecco allora l’intervento degli educatori e delle famiglie solidali, che attrezzano soluzioni abitative temporanee e spazi educativi di accompagnamento e di sostegno quotidiano per superare le fragilità. L’obiettivo comune è il raggiungimento di una riconquistata autonomia delle famiglie in termini lavorativi, economici, abitativi e di integrazione nel territorio.

In due parole: buon fine. Da spreco a risorsa.
 
La foto è di Angelo Rossi

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