6 novembre 2015

Doppia fortuna


“Benvenuto. Per cominciare tira il dado”, mi fa lui, sorriso aperto e mano tesa. Insomma, difficile dire di no. L’aspetto dello stand è tutt’altro che incoraggiante: grandi cartoni a vista tagliati e ricomposti a formare dei cubicoli; incollati sopra ci sono manifesti, carte geografiche, volantini vari. Diciamo la verità, non è proprio un gran bel vedere, tutto il contrario del magico mondo del marketing. Il dado è quello classico dei giochi in scatola, lo spazio dove tirarlo è un vecchio piano del Monopoli. Lancio il cubo e faccio due.
“Sei fortunato, avevi una possibilità su sei di nascere nel nord del mondo, solo facendo due”. E mi illustra la mia dotazione di nascita, che il caso ha determinato per me: su una metà del piano ci sono l’energia che ho a disposizione (simboleggiata da un bel numero di pile AA/6 accatastate), un gran mucchio di banconote e tutte le infrastrutture lungo il classico percorso del Monopoli (strade, case, terreni). Sull’altra metà del piano, invece, un esiguo numero di batterie, pochi soldi e la maggior parte delle caselle barrate col pennarello. “Vedi? Hai voglia a costruire muri, qui in mezzo! Adesso scegli una nazione in cui nascere”. D’istinto indico la Russia e allora lui si volta verso una sterminata tabella in word che contiene i conflitti ancora attivi su tutto il globo e mi dice che, in quanto russo, ho una medio-bassa probabilità di incappare in una delle guerre. Poi è la volta del tasso di mortalità infantile, dell’indice di bio-sostenibilità, dell’accesso a internet: grandi planisferi modificati illustrano i differenti indicatori del paese “natio” rispetto a quelli del sud del mondo.

Un gioco semplice, in fondo, che però più di tante parole ti mette nella postura giusta per visitare il resto della “mostra”, ti smuove quel tanto per mettere in moto non solo la tua parte razionale (quella che queste cose pensa di saperle già), ma quella emotiva e relazionale. Comincio ad avere il sospetto che qui non siano poi così sprovveduti, quanto a “marketing”.
“Ora puoi scegliere se andare a sinistra o andare a destra, tanto è lo stesso, perché è tutto collegato”. E anche questo girare di qua per andare di là, o viceversa, è costruito con sapienza per  farti sperimentare che è tutto connesso, che tutto deve essere connesso. E il percorso è costituito da altri pannelli realizzati e illustrati da un fronte ampio di associazioni e gruppi di volontariato che si sono messi assieme: la Caritas e il suo impegno per il supporto alimentare di famiglie in difficoltà, i volontari che gestiscono la Bottega del riciclo, la cooperativa del Commercio equo, i Gruppi missionari parrocchiali con i loro aiuti ai Paesi poveri, il Gruppo di consumo critico e solidale. E tutti ti spiegano le attività concrete che fanno qui nell’hinterland, con un occhio al mondo, o quelle che sviluppano lontano, con lo sguardo attento anche al locale. Perché tutto converge a un’unica impresa, quella di riequilibrare ciò che in equilibrio non è (più). Acquistare, consumare, riciclare, donare, aiutare: azioni diverse che acquisiscono ancora più senso e coerenza se si alimentano e si supportano a vicenda.

Esco dal piccolo labirinto con l’impressione positiva di avere sperimentato un modo intelligente di rappresentarsi e di relazionarsi con le persone. Una strada semplice ma in fondo brillante per parlare a chi di queste cose non sa quasi nulla – penso ai ragazzi, ma anche a tanti adulti – creando anche un luogo simbolico di convergenza tra associazioni che spesso vanno ciascuna per la propria strada, completamente centrate sulla propria mission e incapaci di alzare lo sguardo e di collaborare.

Oggi, davvero, doppia fortuna.

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