20 ottobre 2015

Quanto é lontano il Burkina Faso

Dove si trova il Burkina Faso? Quanto è lontano dall’Italia? Probabilmente non ne abbiamo la minima idea; a malapena arriviamo a localizzare le nazioni più importanti dell’Africa. Ma le radici di Marie stanno proprio lì, incastrate tra il Mali e il Niger. Primogenita di quattro fratelli e sorelle, Marie perde la madre molto piccola e, a otto anni – da sola - deve seguire il padre alla ricerca di un futuro in Italia. Ma la fortuna, per Marie, non è disposta a voltarsi con troppa facilità: il padre infatti si risposa con una connazionale che non lega affatto con la giovane figlia; ne è anzi molto gelosa. Dopo qualche anno, ancora minorenne, si  fidanza con un ragazzo africano e rimane incinta; è allora che entrano in scena i servizi sociali: viene prima collocata in una comunità per mamme e bambini e poi, come tappa intermedia verso l’autonomia, al “Cortile”.

Qui la accolgono le famiglie e gli educatori che animano il progetto, mettendo a disposizione un appartamento e tante energie per raggiungere due obiettivi: consolidare le proprie competenze genitoriali e raggiungere una piena autonomia.

Al “Cortile” Marie passa due anni decisivi della sua vita. Cresciuta senza punti di riferimento, con un padre incapace di mostrare affetto e una matrigna ostile, Marie deve cercare la sua strada. D’altra parte, le sue radici così lontane non le servono a molto per orientarsi verso il futuro.

Quando chiedi alle educatrici del “Cortile” di descrivere Marie, ti rispondono con alcune parole chiave che sono tutto un programma: consapevolezza, resilienza, senso del dovere, confusione, incertezza. Come se la sua infanzia e adolescenza abbiano fatto maturare una persona conscia delle sue risorse e delle sue criticità, resistente e centrata sui doveri, ma al contempo senza una bussola affidabile, sempre incerta sul passo successivo da fare.

Da qui tutte le difficoltà vissute nel primo periodo al “Cortile”: Marie stenta ad affidarsi, fa fatica. Sono settimane delicate, nelle quali la fiducia deve essere conquistata palmo a palmo, perché Marie tiene le distanze e, non raramente, ti respinge. L’impegno delle famiglie e degli educatori si dipana allora  lungo le linee dell’ascolto, dell’accudimento e del rinforzo delle sue capacità, tutt’altro che residuali. E Marie, dopo i primi tre mesi di diffidenze e distanze, si è affidata agli educatori e alle famiglie e ha fatto un percorso davvero positivo. In primo luogo si è diplomata. Poi si è presa la patente. Infine un lavoro in un’azienda che esporta macchine utensili in l’Africa. Et voilà.

Ovviamente non è stato un viaggio in discesa, perché la tendenza a rinviare, la confusione e l’indecisione di Marie hanno sempre lavorato contro la crescita della sua autonomia.

E allora dai, tutti a spingerla a mollare gli ormeggi, facendole sentire che sotto i tanti trapezi che l’attendono nella vita, ci può essere una rete robusta, in grado di accogliere anche i suoi eventuali fallimenti.

Così è stato anche per l’esame della patente, rinviato più volte. O per quel viaggio da sola a Roma, per sistemare i documenti scaduti.

Ora, a ventidue anni, Marie ha fatto la scelta che gli educatori e le famiglie non si aspettavano. Ha deciso infatti di tornare a vivere non lontana da suo padre. Boccone amaro per gli educatori, che avrebbero preferito una collocazione in zona, vicino al suo lavoro e più aderente alla sua “nuova” vita.

Ma d’altra parte, questa scelta così controcorrente è proprio il frutto più maturo del lavoro svolto al suo fianco, negli ultimi due lunghi anni.

Buon viaggio Marie.

Il Burkina Faso è davvero lontano.

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