giovedì 6 agosto 2015

Fate come se non ci fossi

 Sarà la serata che alita calda dentro la stanza ingombra di vestiti e suppellettili, sarà che le operatrici conducono e animano la riunione che è un piacere; non lo so. Sento che però ci si può lasciare andare e mettersi di lato, per guardare di sguincio questo bel gruppo al lavoro alla fine di una giornata di luglio inoltrato. Giovedì, non a caso, perché questa è la giornata di apertura della “Bottega delle riutilità”, la creatura più riuscita dell’associazione “La Sorgente”, composta quasi solo da donne. Dai cinquanta in su, per dare un’idea.

La bottega nasce da una costatazione molto semplice: molti di noi buttano via un sacco di roba buona, quando non sanno che farsene, è passata di moda o non è più così utile come un tempo; ed altrettanta gente fatica a spendere ogni volta che ha la necessità di un vestito, una carrozzina, un elettrodomestico o un mobile per la cucina. Così, in nome dello scambio gratuito, del riciclo o, meglio, della ri-utilità, del contrasto allo spreco, è scaturita questa “bottega”, animata da un gruppo di donne davvero in gamba, motivate e grintose. Ci raccontano delle tante iniziative messe in piedi in anni d’impegno collettivo, alcune tutt’altro che scontate in un paese di settemila anime poco fuori l’hinterland milanese: corsi di danze popolari, tavole dell’amicizia, scuola d’italiano per stranieri, laboratori di maglia, sartoria sociale, corsi di arabo per bimbi della comunità marocchina, cene di autofinanziamento. All’inizio si sono raccolte attorno alla realizzazione delle pigotte, le bambole dell’Unicef, e da lì, attraverso un lungo percorso, sono arrivate alla bottega. In mezzo, la feriale ma geniale trovata delle tavole dell’amicizia, cene interculturali con ai fornelli donne locali e donne, ma anche qualche uomo,  prevenienti da tanti Paesi lontani: si cucina insieme, si mangia insieme. E così crescono legami e comunità, senza tanta retorica.

Mi godo questo bel racconto condito di entusiasmo, ma anche venato di nostalgia, perché molte delle iniziative non vengono riproposte da qualche anno: le socie invecchiano, vanno in pensione, mostrano qualche crepa nel loro impegno. Ancora più gustoso allora vedere interagire  le donne de “La sorgente” con le giovani operatrici del nostro progetto, nato appunto per generare “capitale sociale” e relazionale nei nostri territori. Nove donne e me, in un angolo. La serata procede tra racconti di attività passate e progetti comuni per il futuro, tra termini tecnici nello slang della progettazione sociale e lievità che solo un gruppo al femminile può offrire e sperimentare: l’avvenenza di quel vice-preside, ti ricordi? I fiori rossi e bianchi del cactus: guarda, ti faccio vedere le fotografie che ho sul telefono.
Siamo arrivati qui perché la nostra mission, come detto, è quella di promuovere coesione e legami comunitari, intesi come il migliore degli antidoti contro la vulnerabilità sociale, alimentata e amplificata proprio dalla solitudine e dalla frammentazione. Quale migliore esordio dell’incontro con queste donne, determinate e serene? Estroverse, nel senso letterale della parola.

I gruppi al femminile sono capaci di cose terribili, di dinamiche sfiancanti e talvolta feroci. Ma quando si alimentano di energia positiva, hanno una capacità unica di promuovere dentro e attorno a sé coesione, cittadinanza, civiltà.

Il gruppo continua a discutere, a progettare e a immaginare, apparentemente incurante delle zanzare e dei loro agguati.
Avanti così. Fate come se non ci fossi.

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