6 marzo 2015

Coincidenze

Quante volte l’abbiamo sentita in un film, o incontrata sulle pagine di un libro: “io non credo alle coincidenze”. A parte che è davvero strano utilizzare il verbo credere quando si parla di coincidenze, ma il fatto è che ci si inciampa, nelle coincidenze. E a volte non c’è proprio verso di intravedere un qualunque significato.
In questi giorni lavoro a un articolo sulle sperimentazioni che la Regione sta conducendo per testare la fattibilità e la sostenibilità di nuovi servizi sociosanitari. Tra questi, alcuni interventi a favore delle “cronicità” nel campo delle dipendenze.
Le sperimentazioni nell’area della cosiddetta “cronicità” – le virgolette sono d’obbligo, perché il termine cronico è assai affilato – intendono trovare una risposta utile per le persone che, avendo alle spalle una lunga storia di tossicodipendenza o alcol dipendenza - ma anche ripetuti tentativi terapeutici più o meno riusciti - continuano a presentare cronici problemi a livello sanitario, sociale e abitativo e sono prive di una rete primaria di supporto. Un’area grigia, potremmo dire, che non è classificabile nella dipendenza attiva, ma neppure nella grave marginalità.
In questo scenario si stanno sperimentando dal 2012 numerosi interventi di residenzialità leggera. In pratica si tratta dell’offerta di appartamenti in cui ospitare da due a sei persone, sostenute da un’equipe multidisciplinare in cui è centrale la figura dell’educatore e lo strumento fondamentale è la relazione di accompagnamento che si genera. L’obiettivo condiviso è interrompere il circuito non proprio virtuoso che porta la persona con problemi cronici, ma non acuti, a migrare di comunità in comunità, da servizio a servizio, con conseguente spreco di risorse pubbliche, utilizzo non appropriato dei servizi e l’esposizione ad ulteriori fallimenti. La comunità terapeutica non scompare del tutto, ma rimane sullo sfondo e offre, in un’ottica d’integrazione e sinergia, appoggio relazionale e competenze professionali specialistiche da utilizzare on demand.
Nelle due ore in cui ho condotto un focus con cooperative che gestiscono questi appartamenti tra Milano, Lecco, Bergamo e Brescia, non ho potuto non pensare ai tanti “ragazzi” che ho conosciuto in comunità e che so barcamenarsi proprio in queste condizioni: alti e bassi, ritorno a un consumo saltuario, bassa professionalizzazione, salute precaria, difficoltà a trovare un posto nella vita, solitudine. Non sono pochi, davvero, e stanno lì – se considerati da vicino – a interrogare i nostri standard di risultato e le nostre utopie di completa “guarigione”. Ci sono quelli che svoltano completamente, certo che ci sono; ma se pensiamo a quanto difficile possa diventare oggi la vita professionale e sociale per ciascuno di noi, forse possiamo intuire quanto possa esserlo per persone che hanno molte cicatrici e parecchie debolezze.
Le coincidenze, dicevamo. Arrivo a casa ed eccolo lì il messaggio via facebook di Fabrizio, dopo qualche mese di silenzio: “Ciao, come stai? Volevo dirti che ho ripreso la settimana scorsa ad andare al servizio di alcologia, perché ho passato un periodo un po’ pesante.... ma sto bene, so bene quello che sto facendo”.

Fabrizio è uscito dalla comunità ormai da tre anni e fortunatamente ha una compagna che sa tutto di lui, anche del suo attuale “periodo un po’ pesante”, e può dargli una mano. Altri non sono altrettanto fortunati.
Per questi ultimi, è davvero necessario sperimentare servizi innovativi e inediti.

C’è chi lo fa, per fortuna. E non è una coincidenza.

1 commento:

  1. complimenti per l'articolo innanzitutto,si sente tra le righe quella consapevolezza dell'assenza sul territorio(aggiungo non specifico ma nazionale)di veri professionisti in ogni ambito,lavoro nel sociale da tanti anni,lo confermo.
    aggiungo che :
    per educare occorre essere
    ci sono molte aree grigie
    mancano le sane relazioni(punti cardine)
    i servizi sono pieni di fallimenti
    utopie sul concetto di 'guarigione'
    negli anni ne ho sentite di assurde,nessuno guarisce da niente perchè il concetto di guarigione non è altro che una proiezione mentale di chi stabilisce i canoni della cd buona salute,sono di questo avviso.
    le dipendenze(vedi articolo)abbracciano la vita di tutte le persone,ma il punto è un altro a mio avviso,questa società nasconde e da ciò non è accettabile sentire parlare di una ipotetica guarigione da cosa?
    i cliqué vanno avanti anche nei discorsi dei cd professionisti del sociale,i cliquè ammazzano le persone quindi non hanno valore esattamente come il pregiudizio sociale.
    in un paese in cui regna la superstizione anzichè i fatti di cosa si può parlare?
    delle scemenze

    ho aggiunto un piccolo sfogo su tanti abusi che ho visto.

    per fortuna che ci sono persone come lei che captano l'essenziale,complimenti

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