3 dicembre 2014

Quei bulgari che fanno paura

La prima notizia, mentre stiamo cenando, me la porge mia figlia, con il candore e i timori che segnano i suoi tredici anni: “oh papà, c’è in giro un furgone bianco con a bordo degli stranieri che si travestono da clown o da preti e rapiscono le bambine fuori dalle scuole”. Di fronte alle mie perplessità e al primo abbozzo di ironia, mi riferisce il nome dell’amica che le ha passato l’informazione, evidentemente un’autorità in materia. L’episodio si chiude lì, uno dei tanti della nostra quotidianità familiare. 

Ma il giorno dopo la notizia ritorna come un boomerang su whatsapp; è il gruppo dei genitori della squadra di pallavolo che veicola il seguente messaggio: “Avviso a tutte le mamme: sta girando un furgone bianco con a bordo un gruppo di uomini bulgari travestiti da preti o da clown che si appostano davanti a scuole ed asili. Attirano i nostri bambini e li rapiscono non si sa a quel scopo. State attente e soprattutto fate girare questa notizia. Ne hanno rapiti due nei pressi di Rho e altro due a Lainate. Usiamo whatsapp per qualcosa di utile e non solo per divertirci. Grazie a tutti”. Va beh – mi dico - passino le ragazzine delle medie, ma se anche gli adulti si mettono a far girare ‘ste robe, stiamo freschi. Ho la tentazione di rispondere in maniera secca e pesante, ma riesco a rispondere con un civilissimo “sicuri di non alimentare una bufala?”. Il mittente  allora controlla su google e ovviamente non trova riscontri, la notizia pare sgonfiarsi.
In realtà, proprio in quei minuti si sta propagando un’ondata di allarme fatta di telefonate alle redazioni dei giornali locali e ai Comuni, di interpelli a carabinieri e polizia; una preside arriva a far scrivere un avviso sui diari dei propri alunni. La sera mia moglie mi racconta che a Milano una sua collega le ha caldamente raccomandato, preoccupata, di fare particolare attenzione a nostra figlia, “perché nella tua zona rapiscono soprattutto le ragazze dai 14 ai 16 anni”. Potenza delle leggende metropolitane che, facendo leva sulle paure più profonde della gente, riescono a sopravvivere alle loro stesse contraddizioni: “ma secondo te una ragazza di 15 anni viene attirata da un clown?! Davanti alla scuola?”.
Saranno proprio le forze dell’ordine a dare il definitivo stop a questo tourbillon, il giorno seguente, dalle pagine del settimanale locale, con un’intervista esclusiva.
Alla fine con amici e colleghi si scherza sulla capacità di diffondersi che ha questo tipo di messaggio e ci si pone l’inevitabile domanda su chi possa essere lo sfaccendato che si inventa questo genere  di storie; perdiamo un po’ di tempo a immaginarci la faccia, la professione, l’età. Ridiamo anche della credulità delle persone, ma rimane di fondo una nota amara. Perché, lo sappiamo, è proprio con questo tipo di comunicazione che si alimentano gli stereotipi e i pregiudizi verso gli stranieri: nonostante i tristissimi fatti di cronaca che costellano le nostre giornate, la maggioranza tra noi è comunque disponibile a credere che la minaccia principale per i nostri figli provenga da persone sconosciute e straniere. Da bulgari travestiti da preti.
Ah, se la comunicazione delle nostre attività di coesione sociale e di solidarietà avesse la stessa capacità di diffusione e di pervasività! Se riuscisse a mobilitare così prontamente le emozioni e le energie delle persone…

Sarebbe probabilmente un altro mondo; una penisola che non c’è, sulla quale la paura cede il passo alle risorse migliori che abbiamo dentro di noi.

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