domenica 14 luglio 2013

Ma vedi la vita, com'è?

A metà strada tra l’affermazione e la domanda, Mirko mi porge quelle poche parole col sorriso stupito dei suoi ventidue anni: “Ma la vedi la vita, com’è?”. Seduti a tavola fianco a fianco, mi confida felice che oggi è il suo “compleanno”: dodici mesi da quando è entrato qui in comunità. E’ poco più di un bisbiglio nel chiacchiericcio che attraversa il ferro di cavallo dei tavoli: “Un anno fa ero in giro a fare cazzate, se dormivo lo facevo in un bar dopo essermi ammazzato di videogiochi sul megaschermo, campavo di spaccio; e l’altro ieri ero in compagnia di uno dei più grandi pasticceri italiani a beccarmi gli applausi per il dolce che abbiamo fatto assieme. Ma ti rendi conto?”.


Già, strana davvero la vita. Come è strana la storia di Mirko, arrivato qui come da Marte, apparentemente senza aver percorso le tappe consuete nella crescita di un ragazzo. I primi segnali di questa sua singolarità le educatrici li hanno colti proprio a tavola, quando Mirko faceva domande incredibili sul cibo: ma questo come si chiama? Quest’altro di cosa sa? Non aveva mai assaggiato le mandorle, tanto per dire, né aveva idea del gusto di una buona parte delle verdure. Dopo qualche mese di percorso, durante un giro in montagna, mi ha chiesto cosa fosse una cava e da dove diavolo venisse tutta quell’acqua che correva tra i sassi del torrente.
Come se fosse passato attraverso l’infanzia e l’adolescenza senza una guida adulta che l’abbia accompagnato nei passi e nelle esperienze più elementari. Mirko non è straniero, non ha vissuto in uno sperduto paesino di montagna, né a Fontamara; semplicemente, in una cittadina alle porte di Milano, nessuno si è curato della sua alfabetizzazione educativa ed emotiva. Nonostante ciò Mirko, tutt’altro che stupido, si è arrangiato da solo, prendendo le scorciatoie più brevi che, dal divertimento notturno, portano a diventare imprenditori di sé stessi. E’ così che è arrivato ad organizzare un suo personale traffico di metamfetamine tra Amsterdam e il capoluogo lombardo. Ma la giustizia, talvolta, risulta meno indifferente o meno sprovveduta di chi avrebbe dovuto allenarti alla vita: ti nota, ti segue per un po’di tempo e poi ti arresta senza porsi troppi perché. Dal carcere alla comunità, poi, il passo non è poi così lungo.

Ora Mirko lavora nel laboratorio di pasticceria e sforna biscotti, torte e confetture: la scoperta dell’alfabeto e della sintassi dei sapori è andata di pari passo con quella della sua personale grammatica interiore. A poco più di vent’anni, mentre imparava a leggere il proprio percorso di vita e le proprie emozioni, è diventato uno dei due fuochi dell’ellisse del social cakelab della comunità: guida i primi passi dei nuovi arrivati, dirige le operazioni, si rapporta con i maestri pasticceri che vengono a offrire la propria esperienza e il proprio sapere.
L’altra sera, nel corso di una festa, ha raccolto gli applausi dei presenti vestito di nero, com’è d’obbligo per gli allievi di Maurizio Santin, per due volte pasticcere dell’anno.

Viene da chiedersi, col candore tipico delle domande di Mirko, da dove venga tutta questa umanità, sensibilità e capacità, dove fosse nascosta fino a un anno fa. Di quel periodo rimangono le scarpe firmate e le magliette cool che di sera sfoggia nel gruppo e una potente voglia di divertirsi, di stare sulla cresta dell’onda, di darsi da fare.

Ogni tanto, infatti, l’esistenza facile di prima si rifà viva e mette di nuovo fuori la testa. Ma Mirko le risponde deciso che il dado è tratto e che la sua vita d’ora in poi passerà per lo zucchero e la farina.

365 giorni per svoltare. Ma vedi la vita, com’è?

1 commento:

  1. Grazie Oliviero: questo è l'oro della vita

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