domenica 16 giugno 2013

E quest'uomo chi è?

Mi è già capitato un bel po’ di volte nelle ultime settimane, ma per una frazione di secondo il mio cervello si chiede – ogni volta – chi diavolo sia quell’uomo.  Mi sorprende la mattina presto, alla finestra dall’altra parte del cortile; compulsa il suo cellulare, sigaretta in mano, completo d’ordinanza e cravatta blu. In comunità non siamo abituati a questo look così formale e quindi le sinapsi reagiscono d’istinto: “ma questo qui, chi diavolo è?”. Dura un battito di ciglia, poi, pur nei vapori del sonno appena svanito, lo riconosco: “Ah, già. E’ Samuele”. 

Più o meno la stessa scena si ripete alla sera dopo le otto, quando Samuele riporta il suo ciuffo e la sua faccia stanca in comunità, dopo un giorno passato a fissare appuntamenti e a rincorrere clienti. Anche in questi casi il vestito scuro e la cravatta mi traggono in inganno e non riesco a mettere a fuoco immediatamente la figura di Samuele. Sono sul punto di dargli la buonasera e chiedergli di cosa abbia bisogno, quando mi porge il suo sorriso spossato come passaporto inconfondibile.

Quasi sempre la giacca, la cravatta e le scarpe a punta mi mettono un po’ di tristezza, soprattutto se a indossarli è una persona che sono abituato a vedere in abiti informali; sarà perché non riesco a non leggerli come una divisa, una specie di camicia di forza, una mimetica per stare incastrato nel mondo. Questo effetto si moltiplica quando vedo Samuele vestito così; da due mesi, infatti, esce dalla comunità perché ha trovato un lavoro come operatore immobiliare. Samuele ha alle spalle una storia lavorativa tutto sommato non male, con alcune esperienze come impiegato e una lunga militanza come esercente, ma il suo curriculum si è interrotto un paio d’anni fa, quando non è più riuscito a gestire la sua dipendenza da eroina. Alcol e eroina erano diventati i suoi principali compagni di vita, erano ormai decisamente più importanti della sua famiglia e del suo lavoro. Tutto andava a rotoli ed ha trovato rifugio qui in comunità.

Per farla breve, non ci si aspettava che avrebbe trovato un nuovo lavoro così presto, soprattutto in una situazione recessiva come quella che stiamo attraversando. Eppure il suo volto da eterno ragazzo – alla faccia dei trentacinque anni – e il bel modo con cui sa approcciare gli altri gli hanno fatto superare i colloqui e arrivare al corso di formazione. Dopo un mese, esame superato ed eccolo in pista ad inseguire potenziali clienti, a mettercela tutta per aprire una nuova prospettiva professionale e di vita. Samuele ha alle spalle una vicenda complicata e l’eroina è stato solo l’ultimo dei problemi in ordine cronologico; gli è servita, appunto, come una specie d’ombrello per ripararsi dalla pioggia di disagi, trascuratezze e dolori che si è sentito addosso fin da piccolo.

Vederlo ora, lancia in resta di nuovo nel mondo, quello che (non) ti aspetta fuori dalla comunità, mi provoca un moto di tenerezza. Penso siamo tutti in grado d’immaginare quale sfida con se stesso sia uscire nel mondo del lavoro di oggi, con la sua velocità, la sua asprezza. Certamente Samuele ora è diverso da quello che era due anni e rotti fa; la sua autostima è cresciuta, conosce i fattori che lo possono mettere ancora a rischio e quelli che invece può porre in campo per proteggersi, ha appreso le strategie più adeguate per affrontare le fragilità di ogni giorno. Ma uscire, mischiarsi con gli altri, rappresenta un salto importante, perché i guai che hai dovuto passare rimangono nella memoria e perché devi stare anche attento a non farti mettere addosso le facili etichette che si appiccicano a chi ha attraversato la dipendenza.

Insomma, un affare dannatamente complicato.

Quando lo incrociamo la sera, fa l’elenco degli appuntamenti bidonati e di quelli dall’esito deludente; non sono pochi, in confronto a quelli che lasciano intravedere una speranza di siglare contratti. Eppure la conclusione è sempre la stessa: piano piano.

Piano piano vedrai che ce la faccio. Piano piano ritrovo il mio posto nel mondo.

Un passo dopo l’altro, con le mie scarpe nuove di vernice.

Nessun commento:

Posta un commento