1 maggio 2013

6 agosto


In comunità il 6 agosto si ripete più o meno una decina di volte l’anno. Ieri sera, ad esempio, era il 6 agosto: festa della Trasfigurazione. No, davvero: ogni volta che partecipiamo alla cena di saluto a un ospite che ha terminato il percorso riabilitativo, è come se celebrassimo il cambiamento, la mutazione, la rigenerazione. Veloce ripasso per i non iniziati: il Vangelo racconta che Gesù prende tre amici stretti e sale su un monte alto; lì all’improvviso i discepoli lo vedono completamente trasformato, vestito come di luce, che conversa tranquillamente con Mosè e Elia. Pietro, Giovanni e Giacomo vengono così sconvolti dalla scena, che pregano il loro Signore di rimanere in cima, perché “è bello per noi essere qui”. Riescono persino a dimenticarsi di se stessi: “facciamo tre tende, una per te, una per Elia e una per Mosè”!


Ogni volta succede un po’ così anche a noi, alla festa di fine percorso. Ieri era la volta di Tania, che dopo due anni e mezzo ha lasciato la comunità terapeutica. Era entrata con gravissimi problemi di dipendenza da psicofarmaci, l’autostima sotto le scarpe, taciturna e goffa; ormai non riusciva più a gestirsi, passando moltissimo del suo tempo catatonica a casa, i normali cicli vitali di sonno e veglia erano un ricordo. Al centro della grande tavolata di ieri c’era proprio lei, come una sposa al banchetto di nozze: il menù, gli amici attorno, i regali, la torta. Non era circonfusa di luce, naturalmente, e ai piedi indossava i suoi leggendari stivali rossi, ma la trasformazione  rispetto alla donna di trenta mesi fa è quasi totale: venti chili di meno, il sorriso facile, la vena autoironica di chi sa ridere anche di sé.

Attorno a lei un drappello di “ex”, tornati in comunità per l’occasione, e il gruppo degli ospiti che stanno percorrendo lo stesso itinerario di Tania. Il clima è disteso, allegro; è davvero divertente inseguire gli aneddoti che vengono riesumati da una parte all’altra del grande ferro di cavallo: Tania che sclera in cucina perché un coniglio non è stato scongelato in tempo, Tania animalista che tiene il muso perché pensa che qualche animale della comunità non venga trattato come si deve, Tania che se ne va sbattendo la porta e due giorni dopo telefona per rientrare. Tutti episodi che oggi vengono ricordati tra le risa, che però ieri hanno avuto significati di segno decisamente meno positivo; tutto trasfigurato, appunto, alla luce dell’esito felice della riabilitazione e del reinserimento.

Si sta davvero bene qui. Perché non fare tre tende?

Una “tentazione” che certamente passa per il cervello di Tania, da domani senza più la rete di sicurezza della comunità, tornata nello stesso contesto lavorativo e relazionale in cui ha sperimentato la deriva; ma è anche una domanda lecita da parte degli educatori che, senza troppe ombre, possono godere dei risultati del loro lavoro. Ieri sera hanno letto direttamente negli occhi di tutti la conferma che alla fine si può, che ne vale la pena. Yes we can.

Ma la medesima domanda di arrestare il tempo può venire, consapevolmente o meno, anche dal gruppo degli ospiti attuali della comunità. Perché vedere che qualcuno ce l’ha fatta, che è arrivato a dare compiutezza ai propri desideri di salute e serenità, ti può far sgorgare quell’illusione che tutto si possa fermare qui ed ora. “E’ bello per noi essere qui”, coltivando l’idea fallace che tutto possa essere facile, indolore. Illudersi, come cantava Guccini, che la differenza tra facilità e felicità si limiti al cambio di una consonante.

Ma chi conosce il racconto dei sinottici sa che Gesù, impresso nei suoi discepoli il segno della propria gloria, non si sognò nemmeno di fare campeggio lassù sul monte. La festa, il momento eccezionale, contiene in sé e rimanda immediatamente alla ferialità, alla quotidianità. Come si è arrivati a vedere la luce in seguito alla salita per il sentiero, così alla fine siamo tutti rimandati giù in pianura, alla nostra vita di tutti i giorni.

E’ proprio Tania a ricordarlo a tutto il gruppo di veterani e neofiti della comunità: “Sono contenta perché non ho mollato,  passo dopo passo. E’ stata dura, all’inizio non credevo che sarei arrivata fino a questa festa. Vi auguro di essere un giorno felici come lo sono io adesso”.

Felice. Trasfigurata.

1 commento:

  1. Yes, you can. Miracles. That's your job! :)
    Paola

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