18 febbraio 2013

Comunque, non sarà più come prima


L’assemblea è di quelle che ti rinfrancano: belle facce semplici di volontari e volontarie Caritas, la giusta vivacità di chi si incontra – tutti insieme – solo qualche volta l’anno. Se devi proprio trovarci una pecca, allora scegli l’età media: un po’ troppo alta, lo vedi da te; i giovani sono scogli che affiorano da laghi di capelli grigi e fresche messe in piega. Ma le osservazioni e le domande poste nel dibattito – spesso argute – guardano avanti, vogliono capire e farsi capire. Nostalgia dei bei tempi andati quasi niente, si tocca piuttosto una determinazione a chiedere rispetto, diritti e opportunità concrete per i poveri e in generale per coloro che nella vita non riescono a stare al passo della maggioranza. 

Non so come farti capire: è come respirare “politica” a pieni polmoni, senza le tossine e le impuntature dell’ideologia, del rancore o della revanche
Una politica semplice, naturale; al limite dell’inconsapevolezza. La preoccupazione maggiore, in fondo, è quella del “come”: come rispondere meglio a chi si rivolge ai centri d’ascolto, in quali maniere costruire cultura della solidarietà nelle scuole, attraverso quali strategie porsi in maniera adulta e libera nei confronti delle istituzioni pubbliche? Si ragiona di rapporti tra volontariato e cooperazione sociale, ci si chiede come non abdicare alle pressanti richieste di abbassare costi e qualità dei servizi resi. Insomma, si ragiona di welfare ed è davvero una bella notizia, in tempi in cui ci si accontenterebbe delle prime due parole: si ragiona.

Eppure, ad un certo punto, ecco che salta fuori una delle frasi must di queste occasioni: “comunque, non illudiamoci, perché non sarà più come prima”. Circolano diverse versioni, cambiano i vocaboli e qualche sfumatura, ma il senso è più o meno questo: il tempo delle vacche grasse è andato e non tornerà più, prepariamoci a fare le nozze coi fichi secchi. Industriamoci, muoviamoci a trovare strade nuove, perché le vecchie non saranno più agibili. Ci si riferisce in primo luogo alle risorse, ma anche a un certo modo – e qui il concetto, almeno per me, diventa nebbioso e vago – d’intendere il lavoro sociale.

C’è del sano realismo in frasi come queste, non dico di no; e non c’è resa, perché il messaggio tra le righe è “noi saremo ancora qui, nonostante tutto”. Eppure, non riesco a essere d’accordo. Non qui, tra questi volontari parrocchiali motivati e dediti agli altri.

Mi chiedo se in Svezia o nei Paesi Bassi, in cui l’assistenza e i servizi alla persona sono a livelli (e costi) ben più alti dei nostri, si dicano la stessa cosa: non sarà più come prima. E, seguendo un mio personale delirio, mi immagino in un’assemblea di evasori fiscali italiani: direbbero così convinti che “non c’è più trippa per gatti”?

C’è un fondo innegabile di verità nel dirsi “non sarà più come prima”, perché il nostro è un Paese che ha vissuto al di sopra delle sue possibilità per molti decenni. Ma siamo proprio sicuri che tra il superfluo, tra ciò che abbiamo fatto e non ci si poteva permettere ci siano proprio le attività di questi volontari e di questi cooperatori sociali? Ho davanti agli occhi una delle porzioni migliori d’Italia e proprio qui, guarda caso, ci si tarpa le ali da soli. Più realisti del re.

E non mi si venga a dire che si tratta di cambiare welfare, perché quello attuale statalista non regge più e bla bla bla. All’inizio dell’incontro sono stati ricordati tre interventi promossi qui sul territorio: una corte ristrutturata per ospitare famiglie accoglienti e famiglie in difficoltà, un intervento in favore di nuclei sfrattati da anni e sistemati abusivamente in una vecchia corte, un laboratorio di sartoria per donne a rischio di esclusione sociale. Tutte iniziative promosse mettendo insieme le energie, e le risorse, di cooperazione sociale, enti locali, volontariato, famiglie, Fondazioni bancarie e parrocchie. Insomma, qui il welfaremixmunicipalesussidiario c’è già. Si tratta di riconoscerlo, e riconoscerselo; si tratta di dire (e qualche volta esigere) che in questo orizzonte ciascuno faccia la propria parte, pubblico compreso.

Il meglio deve ancora venire, canta Ligabue.
Penso potrebbe essere un buon punto di vista anche per noi.

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