mercoledì 23 gennaio 2013

La realtà condivisa


Sono stato ospite a Radio24 della trasmissione di Gianluca Nicoletti “Melog – la realtà condivisa”. 
Tema della trasmissione era l’assistenza alle persone con disabilità, le loro famiglie e il terzo settore coinvolto; un’occasione importante per mostrare e ragionare insieme sull’impegno di tante realtà che si muovono spesso sott’acqua, molto frequentemente con l’acqua che arriva alla gola, messi alla corda dalla scarsità di risorse, dall’indifferenza o dalla superficialità della politica. Il punto iniziale è stato proprio questo: si avvicinano le elezioni, ma questo mondo non pare interessare realmente alla maggior parte delle forze politiche e dei candidati. Un mondo composito e ampio che normalmente non viene comunque visto dalla politica e che invece rappresenta a tutti gli effetti un elemento di sviluppo importante. Nicoletti, da bravo e consumato conduttore, ha fatto giostrare i suoi ospiti attorno a questo nucleo centrale, a partire anche da una sua esperienza diretta e personale, che in questi casi proprio non guasta.

Alla fine si è trattato  di un appuntamento denso e vivace, che non a caso non è stato possibile comprimere in una sola puntata: dopo il giovedì, abbiamo così bissato anche la mattina seguente, con una bella partecipazione telefonica degli ascoltatori.

Ne sono uscito con quattro forti  impressioni.

Ho avuto l’ennesima conferma che il terzo settore non ha (ancora) assunto un suo profilo definito e netto agli occhi del grande pubblico e tra gli operatori della comunicazione. Certamente non è semplice per chi non ne conosce le mappe: è notevole la complessità e la diversificazione per argomenti, forme e modalità di comportamento. Eppure, dopo vent’anni di crescita e di diffusione capillare, dopo due decenni di Forum del terzo settore, ancora ti ritrovi a cercare di fare chiarezza su alcuni elementi di base. Mi ha colpito soprattutto la superficialità dell’analisi e dei giudizi di una giornalista ospite della trasmissione: ha parlato del terzo settore in generale come un insieme indistinto di organizzazioni dedito alla raccolta fondi indiscriminata, libero da vincoli di rendicontazione e di obblighi di trasparenza, reo di assorbire la gran parte delle risorse, sottratte ai destinatari ultimi. Ovviamente esistono anche organizzazioni così, non lo metto in discussione. Ma il terzo settore non è per nulla fatto da quei pochi che riescono ad arrivare alle campagne di fund raising in tv. In particolare il mondo che si muove attorno alla disabilità è composto per una buona fetta da associazioni e cooperative sociali radicate nel territorio, frutti concreti dell’alleanza operaosa tra le famiglie delle persone con disabilità. Cooperative che gestiscono - direttamente o per conto degli enti locali - centri diurni e comunità sociosanitarie, servizi per l’autonomia ed esperienze d’inserimento lavorativo, residenzialità leggera. Associazioni che si battono per i diritti delle persone disabili con un’azione capillare di advocacy. Questo tipo di enti non profit si trova non raramente a vivere una realtà tutt’altro che facilitante: vincoli rendicontativi spesso degenerati in formalismi un po’ bizantini, standard gestionali e funzionali irrigiditi, tendenza delle stazioni appaltanti alla mera riduzione dei costi a scapito della qualità. Insomma, tutto un altro scenario!

La seconda percezione riguarda la difficoltà a far emergere un profilo serio e comprensibile di impresa sociale, continuamente assediato dalla retorica dell’impegno volontario, da una malintesa centralità e libertà di scelta delle famiglie e da uno strisciante moralismo che vede nel rapporto col denaro un automatico scadimento della motivazione e della moralità. Su questo Nicoletti ha insistito molto, cercando di mostrare esperienze di impresa “etica” in grado di stare in equilibrio e fornire servizi professionali.

E proprio di queste esperienze sono state ricche le telefonate del pubblico: famiglie che si sono sottratte al fatalismo e all’impotenza e si sono auto organizzate in cooperative capaci di farsi ascoltare e in grado di coinvolgere altri soggetti su imprese umane ed economiche. A nord e a sud del Paese, realtà concrete e radicate, capaci di fare alleanze intenzionali e positive per dare direttamente servizi e cittadinanza alle persone e alle famiglie  in difficoltà. Davvero uno scenario confortante e vivace, tutto l’opposto del declino che spesso crediamo di vivere.

Il quarto e ultimo elemento che mi ha colpito è la decisione di Radio24 di dedicare un filone della propria programmazione ai temi del sociale e del terzo settore, in collaborazione con "Redattore sociale". Una bella notizia, un’opportunità per comprendere e farsi comprendere, per conoscere e farsi conoscere.

Per rendere la realtà un po' più condivisa.


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