25 settembre 2012

Rovesci

Che dire? Un giorno sfortunato. Alla Fantozzi. Dopo tre giornate di bel tempo, col cielo settembrino che ride d’azzurro, oggi tocca sciropparsi cumulonembi scuri e incazzati. E per giunta le previsioni da domani fino a domenica danno sole estivo. Insomma, solo per oggi ci accompagnano vento e rovesci, con la temperatura che ha ceduto di quindici gradi. Proprio oggi che avevamo programmato l’uscita in montagna, uno degli appuntamenti attesi dal gruppo in comunità per tirare il fiato, per sgranchirsi i muscoli e vedere orizzonti più larghi del prato davanti a casa.
Ma se fossi andato su per la Valsassina, non sarei qui, ad accompagnare Simone al colloquio di lavoro e mi sarei perso uno dei momenti che danno senso e sugo al nostro lavoro. Simone, infatti, ha saputo solo una settimana fa che il suo contratto a tempo determinato non sarebbe stato rinnovato dopo tre settimane, alla sua scadenza. Un lavoro di basso profilo, se visto da fuori; un lavoro da sogno per Simone che ama i cavalli: uomo di fatica in un maneggio qua vicino. Spalare letame, sistemare le stalle, fare tondino. La notizia, comunicata con maldestra noncuranza dal padrone del maneggio, era stata un brutto colpo, incassato con apparente signorilità, ma potenzialmente letale: Simone, infatti, sta per concludere il percorso in comunità e senza un lavoro rischierebbe di ritrovarsi col sedere per terra.
Nelle ore seguenti si è abbandonato al pianto, perché ha realizzato che avrebbe dovuto dire addio ai suoi amati cavalli. Ma nei giorni seguenti abbiamo temuto seriamente che si lasciasse andare del tutto, che tornasse ad isolarsi dagli altri, che mandasse a quel paese la comunità, magari per tornare alla sua vita di prima: vent’anni di cocaina, delinquenza, legami strumentali, una famiglia molto complicata. A volte basta poco per rimetterti sulla pista sbagliata, per ritornare a dinamiche e relazioni malate; se le circostanze ti urlano in faccia che non ce la farai mai, se realizzi che la fatica non porta a niente di meglio, puoi anche convincerti che la vita da tossico malavitoso non sia poi così male. Guadagni facili, piaceri immediati.
E invece Simone si è subito messo in moto per cercare qualche nuova opportunità di lavoro; tutto praticamente da solo, sostenuto dalla piccola cerchia di amici conosciuti al maneggio. E’ così che si è procurato questo colloquio nuovo di zecca.
Nel viaggio di andata si vede che è in ansia, ma riesce a guardare oltre sé, mi chiede come mi trovo  in comunità, come va l’altro lavoro. Buon segno.
Il nuovo maneggio ci attende in un ritaglio di area industriale poco distante dalla superstrada, ma è grande, attrezzato, verde e lucido di pioggia. Lascio Simone incrociando le dita.
Quando torna è uno spettacolo. Gli hanno offerto un lavoro a tempo indeterminato con uno stipendio buono. Il proprietario del nuovo maneggio gli ha detto che vorrebbe averlo lì per vent’anni e gli ha offerto di prender in affitto un appartamento sopra le stalle. Troppo bello, ma è proprio vero! Simone è raggiante, telefona a raffica agli amici spargendo la buona notizia; mi ringrazia perché gli ho portato fortuna.
Una settimana fa era buio pesto, minaccia di grandine. Perdere il lavoro, quale rovescio peggiore? Oggi siamo qui a sorridere e a festeggiare, alla faccia di Fantozzi.
Penso alle tante fatiche di Simone, a quanto era diverso quando è arrivato in comunità: trenta chili in più, un broncio perenne e una vita da isolato. Penso che se l’è davvero meritato, questo giro positivo.
Accenna anche un timido arcobaleno, là in fondo, sulle colline.
Giorno fortunato.

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