26 marzo 2012

Coppia di fatto

Tommaso e Sergio hanno concluso il loro percorso. Avevano alle spalle decenni (decenni!) di tossicodipendenza che ora sono stati messi in archivio da tre anni di comunità conclusi splendidamente. Una storia da tenere a mente, quando ci viene da pensare, per mille ragioni,  che noi non cambieremo mai. Tommaso e Siergio giovedì scorso sono andati a vivere insieme, in un bell’appartamentino affacciato sulle colline della Brianza. Siamo misteriosamente entrati in possesso della pagina di diario scritta “di suo pugno” dalla loro nuova casa. Eccola.
"Caro Diario, lo so, lo so. Nelle ultime settimane non mi sono fatta viva. Ma, mi conosci, quando arrivano dei nuovi inquilini non riesco a trovare il tempo. C’è stato il via vai degli operai, poi le visite di chi cerca casa e, infine, la cosa più terribile di tutte, l’attesa. Quell’attesa di un nuovo clikclak nella serratura, senza sapere chi entrerà dalla porta.
E il silenzio, quel lungo silenzio che precede l’arrivo di qualcuno che non si conosce.
Come sarà? Avrà cura di me? Saprà guardarmi con gli occhi giusti?
Insomma, vecchio mio, è tanto che ci conosciamo e dovresti aver capito che sono tutta agitata. E’ stato un tempo di cambiamenti e d’incertezza. Con un filo di paura.  Almeno fino a quando ho capito che il padrone aveva scelto; questa volta non una famiglia con marmocchi urlanti e nemmeno una giovane single, come nell’ultima tornata; ma due uomini adulti. Sì, insomma, non due studentelli che si dividono casa e facoltà, ma due in età matura.
Io non li avevo mai visti, fino a quella mattina in cui sono entrati per la prima visita; sembravano camminare in punta di piedi, incerti. Intendiamoci, quasi tutti quelli che entrano la prima volta hanno l’aria tra lo smarrito e l’incuriosito. Cercano d’intuire come sarebbe la loro vita qua dentro, annusano l’aria, scrutano gli angoli. Oh, ne ho viste di scene così, alla mia età. Di tutte le risme, ne ho incontrati: timidi od estroversi, sprezzanti o insicuri, rispettosi o arroganti. Sono piccola e anche un po’ datata e non raramente mi sono beccata sguardi di disprezzo o di sufficienza.
Ma questi due… non lo so, ho colto come una voglia grande, come… come se fossero stati tanto tempo lontani da casa. Ho avvertito nei loro occhi un desiderio ardente, come chi ritorna da un lungo viaggio e vede il porto tanto sognato.
Sì, insomma, non so se comprendi, mi sono sentita – dopo tanti anni – davvero desiderata.
De-si-de-ra-ta.
Spero non riderai di me. Lo so, alla mia età può anche sembrare ridicolo, eppure ho riscoperto un’emozione che non vivevo da tempo. Se avessi un cuore, sono sicura, quel giorno avrebbe battuto come non mai.
Dopo quella prima visita ho cercato di raccogliere qualche voce in giro. Lo sai, anche qui non è più come un tempo: il paese si è ingrandito, e anche le mie sorelle attorno alla chiesa si fanno gli affari loro. Tutte rifatte, con le facciate nuove, ognuna pensa a sé.
Quel poco che però è venuto  fuori mi ha fatto tremare; un nome, due parole: Villa Paradiso! Si diceva infatti che i due signori venissero da lì. Una grande villa, appunto: spazi estesi, un vasto parco, stanze con stucchi e affreschi! Un paradiso…
Ma allora, perché sono venuti a visitarmi, che scherzo mi stavano combinando? Insomma, perché prendersi gioco di me?!
E invece, qualche giorno dopo sono tornati e ho capito che facevano sul serio; avevano convinto anche quel tignoso brianzolo del padrone, ed erano arrivati con le loro prime cose. Ho conosciuto i loro nomi, li ho percepiti muoversi nelle mie stanze come se avessero davvero abitato qui da sempre.
Dopo una settimana ho capito che ero capitata in mani sicure: Tarcisio che sa dove mettere le mani per aggiustare quello che non va, il Silvano con la perizia di chi vuole tutto pulito a puntino. Hanno cominciato così ad adattare gli spazi, a portare i primi mobili ed è stata… una goduria.
Allora li ho sentiti parlare della “villa”, con grande rispetto e una punta di nostalgia, come chi deve lasciare una vecchia dimora in cui ha abitato a lungo, in cui ha vissuto davvero; ma quel rispetto e quella nostalgia non toglievano nulla al rispetto verso di me e a quel desiderio che avevo sentito la prima volta. Anzi, lo arricchivano di una sfumatura – densa e profonda – di… indaco. Il colore della perfezione, di ciò che non si raggiunge mai, ma che non per questo ci amareggia la vita. Tutt’altro: colore di vita, di continua tensione verso il futuro.
Nei giorni a seguire li ho sentiti parlare molto; non voglio dire che siano due chiacchieroni, no.  A dire il vero, quel Sergio mi sembra un tipo riservato, e gentile. D’altri tempi. No, voglio dire che quando parlano si scambiano tante cose, usano le parole per dire anche di se stessi, di come stanno. Credimi, caro Diario, non è una cosa così diffusa.
E’ grazie a questi scambi che ho capito qualcosa della Villa: lì ci vive un gruppo di amici ai quali Tommaso e Sergio vogliono un bene dell’anima. Hanno fatto un percorso assieme e hanno vissuto un sacco di cose belle e difficili.
Qualcuno dei loro amici l’ho pure visto negli scorsi weekend: ho incontrato anche una famosa, di cui parlano sempre: la Miki. Capitan Miki, mi è sembrato di capire. Ma forse mi confondo con un fumetto di tanti anni fa.
Un giorno si sono detti anche “ti voglio bene”.
Per il resto, continuano a ricordarsi l’un l’altro le regole, si incitano a stare attenti e a non mollare, perché –dicono – è appena iniziato un nuovo percorso. E Tommaso una sera ha raccontato a un amico di quando era in Vietnam e c’erano i Tuareg a combattere al suo fianco. Boh!
Tutte cose che – sono sincera – capisco fino a un certo punto. Tutte cose che però risuonano dentro di me come vere, come buone.
Insomma, caro Diario, sono pronta: alla mia veneranda età parte questa nuova avventura.
Non ti preoccupare se non avrai notizie di me, prossimamente. Sarò occupata a ricominciare una nuova vita.
In buona compagnia, in buone mani.
Quelle del Tommy e del Sergio".

La fotografia é di Luca Meola

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