sabato 12 febbraio 2011

Servizio civile

Giovanni è una persona semplice. La faccia solcata e abbronzata, gli occhiali per leggere, la cravatta sotto il maglione. Una stretta di mano calda e avvolgente. Appena si alza dal suo posto le assistenti sociali lo incoraggiano,  mentre quando torna a sedere  lo prendono amichevolmente in giro: “ti dobbiamo chiamare dottore, adesso”.

Inizia  la sua testimonianza con un “non so parlare in pubblico”, inforca gli occhiali e, foglietto di appunti alla mano,  racconta del suo volontariato più che ventennale tra gli anziani.
Ho iniziato quando avevo cinquant’anni e adesso sono diventato anziano anch’io”, dice per rompere il ghiaccio.
E poi racconta di Maria, un’anziana signora in balia degli annebbiamenti dell’età e, più di recente, affetta da  un male incurabile. Maria, economicamente parlando, avrebbe potuto cavarsela abbastanza bene, proprietaria com’é di due appartamenti nella periferia milanese, ma la sua lucidità calante le attira amicizie tutt’altro che disinteressate. Rimasta senza parenti, si fanno avanti dei tipi dai riflessi veloci e dal pelo sullo stomaco: la seconda casa viene messa in vendita a un prezzo stracciato, mentre nella prima si accomodano un paio di “amici” che relegano la donna a un ruolo secondario e marginale.
Ma la situazione attira anche l’attenzione dei servizi sociali, insospettiti da ‘sto giro di persone senz’arte né parte. E allora chiamano lui, il Giovanni, già noto in quartiere e in parrocchia per la sua attenzione e disponibilità. Gli chiedono una cosa che suona all’inizio un po’ particolare: rendersi disponibile per fare da amministratore di sostegno a Maria.
Gli spiegano che l’amministratore di sostegno esiste dal 2004, quando – sull’onda di una campagna delle associazioni che si occupano di persone disabili ­– il Parlamento ha varato una nuova forma di tutela giuridica delle persone fragili: né interdizione né inabilitazione, ma un intervento mirato e personalizzato per tutelare libertà e dignità. Gli illustrano anche il meccanismo giuridico: nell'amministrazione di sostegno la persona fragile viene affiancata - o sostituita - nel compimento solo di determinati atti stabiliti dal Giudice tutelare e definiti chiaramente nel decreto di nomina dell'amministratore di sostegno; il beneficiario, insomma,  conserva la capacità di agire in prima persona per tutti gli atti non demandati all'amministratore stesso.
Giovanni pare non ci abbia pensato su molto, conosce Maria in un colloquio ai servizi sociali e accetta: nel giro di un mese diventa il suo amministratore di sostegno. E nel giro di pochi giorni la vita della donna cambia: la seconda casa viene ritirata dal mercato e affittata, in banca il conto corrente é messo in sicurezza, Maria torna padrona della sua abitazione e affiancata giorno e notte da una badante qualificata e assunta in regola.
 E’ così, con questa nuova serenità, che l’anziana signora affronta i restanti due anni della sua vita e il cancro che se la porta via. Ed è sempre Giovanni che si occupa degli  ultimi atti: il pagamento del funerale e del trasporto della salma nel paesino d’origine, la liquidazione della badante.
Ultimi gesti in fondo semplici, feriali: atti burocratici autorizzati da un giudice, che sarà mai?
Banca, bollette, contratti: azioni ordinarie da buon padre di famiglia che si traducono in dignità, prossimità, libertà per un altro essere umano.
Mica male, come servizio civile.
Mica male, per essere in Italia. 

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