20 luglio 2011

Guerra alla droga?

Giù il cappello, quando qualcuno prende parola per dire che quello che fino a un minuto prima era considerato indiscutibile buon senso, in realtà non è che ideologia. Chapeau per chi alza la voce per mostrare che il re è nudo e che bisogna cominciare a pensare. Su per giù è quello che è successo con il rapporto della Commissione Globale per la politica sulle droghe. Un nome decisamente altisonante per
un gruppo internazionale infarcito di personalità di indiscussa esperienza:  da George Shultz ad Javier Solana, da Kofi Annan a Mario Vargas Llosa.

Netta, nettissima, la prima frase del report, che in pratica  riassume in sé tutto il testo: “La guerra globale alla droga è fallita”.
Quando 50 anni fa la Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli Stupefacenti è stata stipulata, e allorché 40 anni fa il presidente Nixon e il governo degli Stati Uniti lanciarono la campagna di guerra alla droga, i politici credevano che una dura azione di contrasto legale contro coloro i quali erano coinvolti in produzione, distribuzione e uso di droga avrebbe portato ad una continua diminuzione del mercato di droghe quali eroina, cocaina e cannabis, e l'eventuale realizzazione di
un “mondo libero dalla droga”. In pratica, i mercati della droga su scala globale - in gran parte controllati dalla criminalità organizzata - sono cresciuti notevolmente in questo periodo. Nonostante la crescente evidenza che le politiche attuali non attuino il raggiungimento dei loro obiettivi, la maggior parte degli organismi di controllo delle politiche, sia a livello nazionale che internazionale, ha avuto la tendenza ad evitare di aprire un dibattito sulle alternative. Questa mancanza di leadership in materia di politiche sulle droghe ha indotto la costituzione della nostra Commissione, e ci conduce ad affermare che i tempi siano ormai maturi per una seria e completa revisione ad ampio raggio delle strategie per rispondere al fenomeno. Il punto di partenza per questa revisione è il riconoscimento del problema mondiale della droga come un insieme di sfide sociali e sanitarie da gestire, piuttosto che una guerra da vincere”.
I membri della Commissione sono convenuti su quattro principi fondamentali che dovrebbero orientare politiche e strategie nazionali e internazionali, e hanno elaborato undici raccomandazioni per la loro attuazione.
Il primo principio è quello che fonda gli altri: “Le politiche sulle droghe devono essere fondate su solide basi empiriche e prove scientifiche. La prima evidenza del successo dovrebbe essere la riduzione del danno alla salute, la sicurezza ed il benessere degli individui e della società”. Invece, finora “abbiamo interamente misurato il nostro successo nella guerra contro la droga con parametri del tutto diversi – ciò che riportavano i processi, come il numero di arresti, gli importi sequestrati o la durezza delle pene. Questi indicatori possono dirci quanto sia difficile, ma non ci dicono quanto successo otteniamo nel miglioramento della salute e del benessere del genere umano”.
L’invito della commissione è quello di cambiare ottica e di cominciare ad assumere un punto di vista diverso, meno monolitico e pregiudiziale, più empirico. Un cambio di sguardo in grado di cambiare il mondo: perché no? “I politici capiscono che le attuali politiche e le strategie stanno fallendo, ma non sanno cosa altrimenti fare. Vi è la tentazione ad evitare il problema.(…) Ma  ottenere una corretta politica della droga non è una questione teorica o una discussione intellettuale - è una delle principali sfide del nostro tempo”.
Leggiamo, riflettiamo, aiutiamoci a cambiare punto di vista. E a trovare nuove strade.
Il Rapporto:

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