domenica 22 maggio 2011

Persone attive

Dopo Napoli e Roma, con i cortei degli operatori sociali ormai messi in ginocchio dai tagli e dalle inefficienze degli enti locali, ora finalmente è toccato anche a Milano, con la mobilitazione del mondo della disabilità che ha fatto da traino e locomotiva. 1.500 persone si sono radunate davanti alla Regione, in piazza della Stazione centrale, per dire no alla riduzione drastica dei fondi sociali effettuata nei mesi
scorsi dal governo centrale. Alla manifestazione hanno aderito molte sigle rappresentative del terzo settore e degli enti locali, ma il cuore pulsante era rappresentato, appunto, dalle persone disabili, dai loro familiari e dagli operatori del settore.

I dati sono ormai noti e angoscianti nella loro consistenza. Il Fondo nazionale per le politiche sociali è passato dai 929 milioni di euro del 2008 ai 453 milioni del 2010 per poi scendere a 273 milioni del 2011. Mentre il Fondo per la non autosufficienza, che nel 2009 e nel 2010 poteva contare ancora su 400 milioni di euro, è stato azzerato per il  2011.  Tagli che si riversano, a cascata, sui Comuni che, solo in Lombardia, per il 2011 devono fare a meno di 35 milioni di euro.
"Ma nel 2012 il taglio delle risorse diventerà ancora più drammatico, con un'ulteriore riduzione di almeno 110 milioni di euro - spiega Fulvio Santagostini, presidente di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità). Sono soldi che sostengono i servizi di assistenza domiciliare, i progetti di vita indipendente e i servizi diurni, le comunità alloggio".
Se non ci saranno interventi per una rapida marcia indietro, il rischio è che il peso dell'assistenza venga scaricato sulle famiglie, "senza offrire nessuna speranza di vedere riconosciuti i diritti alla pari opportunità e all'eguaglianza affermati dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità", si legge nel manifesto di Ledha.
Anche Anffas – l’associazione nazionale delle famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale – ha preso parola e dichiarato addirittura lo “stato di crisi”. “A due anni di distanza dalla ratifica italiana della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità – spiega il presidente nazionale Roberto Speziale - possiamo affermare che la situazione non è affatto migliorata ma, anzi, sta continuando a peggiorare costantemente: le persone con disabilità e le loro famiglie sono state lasciate sole dallo Stato e dalle Istituzioni e sono ora in una condizione critica, con a rischio l’esigibilità dei propri diritti e servizi sempre più scarsi e più costosi a livello di compartecipazione, senza contare i numerosi attacchi mediatici che hanno dovuto e devono fronteggiare quotidianamente”.
Sono buoni segnali di reattività e forse non  è un caso che tali iniziative vengano dalla “diversa abilità”, un mondo apparentemente “a parte” che  in questa occasione si mostra molto più avanti di altri. Un “settore” in cui non si è ancora spezzato il legame tra gestione dei servizi e advocacy, dove operatori sociali e famiglie sono collegate in maniera significativa e positiva; un mondo  che non  ha ancora smarrito – nella sua mission e nel suo vocabolario - la parola “diritti”.
La manifestazione ha attirato anche molti politici, di centrosinistra e di centrodestra, e anche questo è stato un segnale positivo. Tutti, fischiati o applauditi, hanno promesso impegno per reintegrare i fondi assieme al  riconoscimento dei diritti.
Staremo a vedere.
Anzi no, seguendo l’esempio delle persone con disabilità e delle loro famiglie, non potremo più stare soltanto a guardare.    

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