12 marzo 2011

Numeri e significati

La notizia è certa: l’ultima ricerca sui consumi di droghe a Milano – condotta dall’Asl e da tre organizzazioni del privato sociale -  segnala  una diminuzione  “consistente e inaspettata”, una brusca frenata che fa riflettere. 
Dati che impressionano, per una volta in positivo: coloro che si sono dichiarati  consumatori di cannabis sono diminuiti di  41 mila unità (dai 135 mila del 2007 ai 94 mila del 2010), quelli di cocaina di 22 mila (da 40 mila del 2007 a 18 mila del 2010), quelli di amfetamine di 8 mila (da 15 mila a 7 mila). Insomma, crolli dal 30 all’incredibile 55% della cocaina. 
Buone notizie, guastate solo un po’ dalla consapevolezza che il capoluogo lombardo continua a essere una delle piazze di consumo più rilevanti d’Europa: la proiezione dei dati - acquisiti attraverso la distribuzione di 3.500 questionari - dice che quasi 300 mila milanesi avrebbero consumato una sostanza illegale almeno una volta nella vita. Inoltre il primo approccio con le sostanze psicoattive rimane precoce: il 58% dei consumatori di hashish e marijuana ha iniziato da minorenne (età media 17 anni,) mentre sono stimate in 82.000 le persone che si sono ubriacate nell’ultimo mese, il 37,9 % dei giovani tra i 15 e i 24 anni. Altro dato in controtendenza è l’aumento delle persone che affluiscono per una richiesta di cura ai servizi pubblici e privati: dalle 7.152 del 2007 alle 8.787 del 2010.
Ma, se la notizia è certa, tutt’altro che scontato è il significato da attribuire ai dati raccolti.
Da un lato c’è l’entusiasmo del sottosegretario Giovanardi: “I dati rilevati a Milano sono di straordinaria importanza. Da tre anni il ricostituito dipartimento presso la presidenza del Consiglio ha aggredito il fenomeno con 60 progetti in corso che toccano milioni di persone nel nostro Paese e con modifiche legislative che hanno messo all'erta il cittadino dal punto di vista della prevenzione. Se sei positivo, non puoi più fare l'esame della patente di guida o, se ce l'hai già, può venirti sequestrato il mezzo. Proporrei anche che chiunque ha un impiego pubblico, dai medici, agli insegnanti, ai parlamentari, fino ai giornalisti e agli stipendiati della Rai, se viene trovato positivo ad una sostanza, non dovrebbe più svolgere la sua professione”.
Dall’altra, considerazioni più caute e dubbiose che mettono in relazione il crollo dei consumi con la crisi economica che sta mordendo in maniera particolare il nostro Paese. Insomma, l’equazione meno soldi e meno occupazione uguale meno consumi potrebbe applicarsi anche a quello (finora considerato) particolare di sostanze stupefacenti. Una lettura che per certi versi si pone agli antipodi dell’entusiasmo governativo di Giovanardi, perché condurrebbe a pensare che quello di droghe sarebbe diventato davvero – come sostenuto da molti osservatori – un consumo come tanti, un’opportunità tra le numerosissime offerte da un unico mercato onnipresente.
Un consumo che, in caso di crisi economica, si può sacrificare in nome dei tagli alle spese, alla faccia della drastica equazione tra utilizzo di sostanze e dipendenza.
Nel primo scenario i grandi sforzi di prevenzione degli ultimi anni (chiedere in proposito a una qualsiasi scuola superiore) avrebbero creato una nuova coscienza dei rischi correlati al consumo di droghe; nel secondo, il consumo sarebbe divenuto talmente ordinario e superficiale da dipendere dal PIL nazionale.
La notizia è vera. Il suo significato tutto da verificare. Alla prossima ricerca.
Per approfondire o per continuare a rifletterci, vedi il commento di Riccardo C. Gatti in http://www.droga.net/

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