15 gennaio 2011

Siamo un (bel) mistero

Una mail. Parole scritte per tenere meglio le distanze. Niente incroci di sguardi o voci al telefono: non si devono intuire le intenzioni o sforzarsi di decriptare i sottotitoli. Non c’è il rischio di scorgere le tracce delle aspettative deluse o di tradire qualcosa che si vuole tenere per sé.
Mistero.
E’ arrivato appena prima di natale il messaggio elettronico di Norberto; gli auguri, l’assicurazione di stare bene: nuovo lavoro, nuova fidanzata, nuova vita. Un abbraccio a tutti gli educatori.
Seguo questa vicenda da lontano, attraverso pochi incontri in comunità e i racconti di Micaela, ma è dalla scorsa estate che ogni tanto ci penso su, da quando Norberto si è volatilizzato.
Quando l’ho saputo sono rimasto di sale: poche sere prima, nel corso di una delle uscite “autonome” dalla sua comunità, Norberto si era ubriacato. Due anni e passa di percorso, più di ottocento giorni filati senza assumere sostanze e poi due ore al pub per sconvolgersi con birre e alcol. La mattina dopo, all’alba, ha lasciato tutto e tutti, praticamente senza salutare i compagni di percorso: troppo difficile dover spiegare la cazzata, troppo duro dover affrontare il gruppo, giustificarsi, riprendere una strada che gli deve essere parsa tutta in salita. Meglio voltarsi per la discesa, e via.
Siamo un conflitto interiore continuo, mi ha ricordato pochi giorni fa un amico prete. Siamo un (bel) mistero.
Da allora mi torna spesso l'eco delle parole di Norberto nell’ultima nostra riunione di gruppo: “dopo quattordici mesi che sono qua, comincio a vedere i frutti. Fa piacere, sono soddisfatto anche se ho ancora da lavorare. Sto imparando ad avere più autostima, cosa che non ho mai avuto, perché mi sentivo sempre dire che ero un fallito. Adesso sono convinto che posso farcela, anche con fatica; però, come si dice, le cose guadagnate con fatica sono le migliori. 
So che è dura riconquistare la fiducia degli altri, però penso che ce la posso fare.
Ci vorrà del tempo, sicuramente, ma io ho imparato ad aspettare, a non voler tutto subito; qui sto facendo un gran lavoro e gli operatori hanno una grande pazienza con me.
Ricordo una frase che un giorno mi ha detto Micaela: “Tu sei qui parcheggiato”. ‘Ste parole mi avevano dato parecchio fastidio, però ho capito che davvero io ero sempre lì che mi bagnavo i piedi e poi mi tiravo indietro, invece di bagnarmi tutto. Adesso finalmente mi sono buttato, specialmente nel chiedere aiuto. Quello che mi sta succedendo adesso per me è tutto una conquista. E’ proprio un’iniezione di energia vedere che ti stai riguadagnando, piano piano, la fiducia di qualcuno”.
Le ultime parole famose, verrebbe da dire. O, più probabilmente, solo una parte di quel cantiere continuo e contraddittorio che ci portiamo dentro tutti quanti.
Soffiasse davvero quel vento di scirocco e arrivasse ogni giorno per spingerci a guardare dietro la faccia abusata delle cose, nei labirinti oscuri delle case, dietro allo specchio segreto d’ogni viso, dentro di noi…”
E per me che osservo da qui, è un mistero anche cosa avvenga nella testa degli educatori che hanno seguito Norberto nel suo cammino: impegno, progetto, confronti e dialoghi quotidiani seminati lungo i medesimi lunghissimi ottocento giorni: tutti finiti come acqua nella sabbia.

Eppure eccoli lì, ai miei occhi bravissimi ad incassare; pronti, nonostante tutto, a ricominciare con il prossimo che già si annuncia alla stazione.
Dove attingano le energie, dove trovino la forza per riprendersi, non lo so.
Norberto, nella sua mail, dice che non si è scordato di quello che ha imparato e sperimentato, che ora conosce i suoi limiti e le sue risorse; conosce un po’ di più, insomma, i suoi meandri misteriosi.
Non preoccupatevi, state bene, un abbraccio. Auguri.
Buon cammino!

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