sabato 14 gennaio 2012

E… un due, un due, un due

Certe volte basta collegare i fatti, posarli uno accanto all’altro, per sapere come stanno le cose. Non sono necessari ragionamenti complessi o analisi raffinate, basta scorrere le pagine di un’agenzia di stampa (in questo caso Redattoresociale.it) e leggere la quarta notizia assieme alla ventesima.

Uno
“Dal 2 gennaio l'Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici (Afesopsit) della provincia di Viterbo e' in Piazza per reclamare il diritto alla salute e all'assistenza. Nonostante le condizioni metereologiche, il sit in prosegue giorno e notte, occupando Piazza del Plebiscito a Viterbo per reclamare il diritto alla salute e all'assistenza, “negata – spiega l'associazione - dalla progressiva riduzione di servizi pubblici fondamentali sul territorio”. 24 ore su 24, i familiari dei ragazzi viterbesi si alternano in una tenda allestita di fronte alla sede del Comune, della Prefettura e della Provincia, sostenuti dai volontari dell'associazione, dagli operatori della Asl locale e dai ragazzi stessi.  “Ti abbiamo chiesto un incontro dal 12 agosto. Non rispondi, non ricevi e costringi le famiglie a pernottare in piazza per farsi ascoltare. Siamo qui dal 2 gennaio”: riporta uno dei cartelli affissi nei pressi del presidio, rivolto direttamente al Presidente della Regione, commissario straordinario per la sanità. Risale a 5 mesi fa, infatti, la prima richiesta d'incontro avanzata dall'associazione, seguita dall'invio di diversi documenti, fra cui una “Sintesi della situazione dei Servizi Sanitari Pubblici della Provincia di Viterbo 2011”. L'ultimo rapporto, contenente le proposte sugli interventi più urgenti necessari in materia di assistenza sanitaria, e' stato inoltrato qualche giorno fa, nella speranza di ricevere l'agognata convocazione.  In otto giorni di presidio, sono state raccolte oltre seimila firme contro i tagli alla spesa pubblica per strutture e servizi essenziali.”
Due
“In Italia crisi e spese militari sembrano avere qualcosa in comune. Quando cresce l’allarme sull’una, aumentano le altre. Meno sicurezza c’è sulle risorse, più spesa si fa. È quanto emerge da uno studio dell’istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo in cui si mostra nel dettaglio la lista della ‘spesa’ militare italiana in tempi di magra. Negli ultimi cinque anni, infatti, la spesa ha avuto alti e bassi. Nel 2007, il nostro Paese ha speso 20.194,7 milioni di euro per questo settore. Nel 2008 ben 21.132,4 milioni di euro: il picco del quinquennio. Poi la spesa è calata raggiungendo i  20.294,3  milioni di euro nel 2009, per tornare a salire negli ultimi due anni: 20.364,4 milioni nel 2010 e 20.556,9 milioni nel 2011, con un incremento in quest’ultimo anno rispetto al precedente dello 0,9%. A guardar bene i dati non sfugge una strana corrispondenza. Il picco della spesa avviene nel 2008, l’anno in cui si inizia a parlare con maggiore preoccupazione di “crisi”. Poi cala del 4% (dal 2007 al 2008 era salito del 4,6%, mentre dal 2006 al 2007 la variazione è stata di ben il 13,6%), per poi tornare sistematicamente a crescere negli anni successivi, fino ad oggi.“
Quando ci diranno per l’ennesima volta che i soldi per i servizi alla persona non ci sono, teniamo a mente questa semplice associazione di fatti.
Non è difficile; basta contare fino a due, mettere insieme due cose.
O, se volete, far comunicare due neuroni.

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