sabato 20 novembre 2010

Togliamogli l'acqua

Giacché la metafora bellica è quella che in questi casi si comprende di più, usiamola: da tempo ci sentiamo al fronte con fucilini e pistole ad acqua. Sappiamo, infatti, che la “lotta alla droga” è uno slogan a cui seguono pochi fatti; siamo ormai abituati a subire l’ennesima “emergenza” mediatica a cui seguono promesse e roboanti proclami. Non facciamo quasi neanche più caso al rito degli allarmi, delle polemiche ideologiche sui massimi sistemi. Temporali passeggeri che d’estate metti in conto: ti fermi sotto una pensilina o un tetto più generoso e aspetti che passi. Sai che tuoni e fulmini fanno parte del copione e aspetti buono buono che ritorni il silenzio, pressoché sicuro che niente sarà cambiato.
Pozzanghere.
Oggi però mi gira di tirare una riga, un sommario bilancio degli ultimi anni. Per non far prevalere del tutto il cinismo che ci tenta ogni giorno. Per segnare un punto.
La molla è questa pagina di giornale che riporta la notizia dei 105 arresti per spaccio di droga a Milano. Basta leggere – ma anche solo guardare le tabelle - e si capisce cos’è questa città dopo anni di Moratti, grande sponsor di San Patrignano e madre di tutte le ordinanze tolleranza zero. Dice che a Milano arrivano tre tonnellate di cocaina al mese, dice che la città è al centro di una filiera internazionale che dai porti del Sudamerica collega le grandi piazze europee, dice che l’organizzazione appena intaccata dagli arresti “ha dimostrato di avere la forza, l’organizzazione e la mentalità da guerriglieri narcos e l’affidabilità di una multinazionale”. Una vera e propria “agenzia di servizi internazionale” usata dalla ‘ndrangheta che compra da lei, scaricandosi delle fasi più rischiose dell’affare.
E guarda la cartina delle basi logistiche: solo una su nove sta in periferia, tra Quarto Oggiaro e Affori, tutte le altre dentro il tracciato della circonvallazione interna.
Angelo Langè, della squadra antispaccio della squadra mobile: “Quanta ne arriva non lo so. Io so che non passano 24 ore senza che ne portiamo dentro almeno uno. E so che a qualsiasi ora del giorno hai la possibilità di beccare un puntello e di fermare qualcuno. Il movimento grosso inizia dalle sei di sera in poi. Dall’aperitivo, che da happy hour per molti è diventato lo start per una serata di sballo pesante”.
Milano snodo dei traffici internazionali, dove si smazza dappertutto, dove le discoteche dei vip si chiudono per spaccio manifesto. Niente di nuovo, probabilmente.
Ma noi? Coi nostri Moratti, De Corato, Giovanardi e compagnia cantante?
Nella città capitale morale (cheanticipasempretuttoquellochesuccederànelrestodelPaese) siamo messi così: il fondo nazionale antidroga non esiste più, l’educativa di strada è stata soppressa due anni fa, le scuole superiori non hanno più soldi per gli interventi di prevenzione (quest’anno lavoreremo con metà degli istituti rispetto all’anno scorso e con un quarto di quelli che ci chiedono un preventivo di spesa), il bando comunale per finanziare le scuole secondarie è fermo da un anno, i centri diurni non hanno più convenzioni con l’ente locale, il personale dei Sert è sotto di almeno un terzo rispetto alla pianta organica e i progetti sulla prossimità della Regione (drop in e unità mobili) dal prossimo marzo probabilmente salteranno del tutto.
Noi la spugna non l’abbiamo buttata, sia ben inteso; ma ormai è forte l’impressione di lottare contro i tagli di spesa, piuttosto che contro le droghe.
Fucilini e pistole di plastica.
Senza neanche l’acqua.   

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