19 dicembre 2009

Paura e coraggio

Ci sono giornate serene, limpide. E ci sono giorni scuri, pesti, come quando si prepara un temporale e il livido te lo senti addosso: grigio bluastro umido.
Stare in comunità è come stare fuori, all’aperto: sole o pioggia, secondo ciò che manda il cielo; solo che qui te lo fanno sudare, quel sereno. Ed è fatica, passi piccoli, come quando sali in montagna: in gruppo è meglio, ma il fiato e le gambe ce le devi comunque mettere tu e non sempre te li senti. E qualche volta ti affianca – leggera - la voglia di mollare, di anticipare la vertigine della discesa per il ghiaione. Ritornare a valle, dove tutto ha avuto inizio.
C’è chi lo fa. E non sono pochi.
Ho visto e sentito tutto questo stando accanto a Marco, Giovanni, Matteo, Luca e Micaela: in cerchio abbiamo parlato  di quello che succede in comunità, dei percorsi per arrivarci, di come ci si sta, di droghe. Unica guida la risonanza del racconto degli altri dentro noi stessi.
Semplice e profondo. E come tutte le cose semplici e profonde, molto, molto impegnativo.
Ci siamo riuniti nel salotto della “seconda fase”, quella del reinserimento, col balcone orientato a sud e il prato della comunità disteso davanti. E’ lì che abbiamo goduto del sole al tramonto e dei suoi raggi rossastri – ma a Luca arrivavano dritti in faccia e dovevamo socchiudere – e quasi sempre ci siamo fatti sorprendere dal buio.  E allora accendi le luci e l’atmosfera si fa – se possibile -  ancora più densa, intima.
Nel corso degli incontri mi ha colpito soprattutto il rincorrersi di due parole - paura e coraggio - utilizzate nelle maniere più diverse: il coraggio di rimanere in comunità e la paura che ti paralizza quando esci, la paura che ti tiene qui e il coraggio di convivere – finalmente - con le difficoltà. La paura e il coraggio di alzarsi per parlare di fronte agli altri o quelli che sperimenti nei primi passi d’autonomia là fuori.
“La paura ci tiene qui e, contemporaneamente, a stare qui ci vuole coraggio”
Strano: vivo qua fuori, tra la gente “normale”, quella che non si sente “tossica”. E anche qui sento continuamente parlare di paura. La gente ha paura, si dice. Solo che, qua fuori, alla paura si coniuga la protezione, la difesa, la sicurezza. Pressoché mai il coraggio. Come una moneta fuori corso – lire contro euro - che solo i più vecchi tra noi ricordano e usano come parametro per farsi un’idea del valore delle cose.
Sarà retorica, ma mi chiedo chi siano i veri dopati, chi siano quelli che sperimentano un’esistenza edulcorata, alterata.
E chi viva davvero. Tra giorni tersi e giorni bui.   

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