25 luglio 2009

Fantacalcio

Gente che va, gente che viene. E’ naturale, son tempi di calcio mercato e gli scambi di posto animano i ritiri alpini delle squadre di serie A. Sto pensando più o meno a questo, mentre la TV svolge diligente il suo compito di leggera ipnosi; faccio meccanicamente quello che devo fare, mentre dalla parete lo schermo diffonde le immagini consuete di ogni mezz’estate. C’è chi arriva  in sede circondato da una folla osannante, chi esce dalla medicina sportiva e chi partecipa alla conferenza stampa di presentazione: i flash immortalano la maglia numero 28 offerta all’adorazione dei tifosi. Il giocatore in questione si chiama Diego, lo so perché il nome scorre in sovraimpressione, inseguito dall’annuncio che Sky seguirà in diretta le visite mediche dei nuovi arrivati…
Tutto il resto, invece, non riesco a sentirlo perché non c’è audio, ma basta qualche frequentazione calcistica, anche remota, per dedurlo; il nuovo fuoriclasse brasiliano dovrebbe dire cose del tipo “sono contento di essere qui e sono convinto di fare bene”; oppure “ringrazio la società e il mister per la fiducia che mi hanno concesso; sono qui per vincere”, o ancora: “credo che la nostra squadra sia del livello dell’Inter”.
E’ a metà dell’ennesima dichiarazione che la luminescenza della tv  (sopra di me) e il lento riavvolgersi del tapis roulant (sotto di me) producono uno strano effetto allucinogeno. Penso, non so davvero perché, che anche la comunità per tossicodipendenti che frequento sta per ingaggiare una nuova educatrice. Mi hanno detto che si chiama Michela, ma io non l’ho ancora incontrata. Voglio dire, di persona; l’ho vista invece proprio lì, attraverso il plasma della televisione. Era impegnata a rilasciare le prime interviste dopo la comunicazione ufficiale alla stampa del suo nuovo ingaggio. I giornalisti si accalcavano per avere le prime impressioni sulla comunità e lei mostrava contenta una anonima t-shirt; rispondeva sorridente alle prime domande: “sono contenta di essere qui e sono convinta di fare bene”; “ringrazio l’associazione e il suo Presidente per la fiducia che mi hanno concesso; sono qui per ottenere risultati”, “sono sicura che con gli altri operatori troveremo una buona intesa e credo che la nostra “squadra” sia a un buon livello; ora cominceremo la preparazione e a settembre saremo al massimo della condizione”.
Non bisognerebbe andare troppo in palestra, quando fa caldo!
Esco a fatica dal piccolo delirio in cui mi sono ficcato e rifletto sul nostro modo di vivere. La scena che mi sono immaginato risulta a tutti gli effetti assurda, surreale; è inevitabile sorriderne.
Eppure, se ci si pensa sopra un attimo, non si capisce davvero perché Diego o Eto’o debbano meritare più attenzione e apprezzamento di Michela. Quest’ultima, nei prossimi giorni, comincia una sfida quotidiana col disagio e il malessere di una ventina di persone che le si affideranno; si avvia a svolgere un lavoro delicato per cercare, con i suoi “compagni di squadra”, di far raggiungere agli ospiti della comunità nuovi traguardi nella crescita umana e sociale. Sarà un percorso a ostacoli, con alti e bassi, con soddisfazioni e delusioni; molte delle persone che incontrerà si perderanno per strada, alcuni però arriveranno in fondo e potranno rifarsi una vita nuova. E tutto questo che valore ha? Più o meno dei 108 gol fatti col Barcellona l’anno scorso?
Il pensiero successivo – dritto dritto da Schindler’s list - rischia spericolato la retorica, ma lo scrivo lo stesso: “Chiunque salva una vita, salva il mondo intero”.
Eppure il mondo non si accorgerà neppure del lavoro che farà Michela e non apprezzerà i suoi risultati: non solo non ci saranno giornalisti ad accoglierla ai cancelli, ma da domani Eto’o guadagnerà ogni giorno il doppio di quanto percepirà lei ogni anno – e non è un’iperbole, è proprio così.
Never mind, ci siamo abituati.
Ben arrivata, Michela. Facci sognare!   

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