martedì 19 maggio 2009

Posti riservati

Oggi Salvini l'ho visto due volte, la prima appeso al muro sopra una fotocopiatrice, la seconda nella bacheca di una sala d'aspetto. Lui e la sua camicia verde stavano su un foglio A4, sotto il logo dell'ATM (l'agenzia dei trasporti di Milano) e un sarcastico “posto riservato ai pirla”. Logica conseguenza – ho pensato - dell'avventata proposta di riservare alcune vetture del metrò ai “milanesi”; un modo spiccio per rispedire al mittente la “proposta” e per mandare a quel paese il capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Milano.
Le reazioni che ho letto sui giornali, in generale, hanno avuto toni meno drastici, ma più o meno hanno viaggiato sulla stessa lunghezza d'onda; a ragione si è rilevato che l'uscita del giovane padano rappresenta un'offesa alla costituzione e alle persone, l'ennesimo pericoloso riavvolgimento della pellicola della storia. Nessun consenso, dunque, nemmeno dai propri sodali di maggioranza. Al più si è minimizzato: battuta senza fondamento, provocazione, boutade…
Eppure trovo che valga ancora la pena di ruminare sulla vera natura della sortita, che solo apparentemente è una “proposta”. In realtà, a me pare che per raccogliere il senso vero delle parole in libertà di Salvini bisognerebbe guardare non alla praticabilità o alle sue conseguenze, ma al retroterra dal quale viene.
In altre parole, anche tra la gente comune non politicizzata quasi nessuno pensa che la proposta di Salvini sia sensata o di buon senso, ma molti ritengono senza dubbio che siano veri i presupposti da cui parte e cioè che la milanesità (o la padanità, o l'italianità) sia oggi minacciata e che perciò abbia bisogno di tutela. Qui sta a mio parere la vera pericolosità: la volontà e la capacità di confermare un diffuso vittimismo tra i cittadini “normali”.
Quante volte l'ho incontrato questo vittimismo; da pubblico amministratore lo trovavo a ogni giro d'angolo: una parola d'ordine, uno slogan da buttare lì, come una rivincita. Si poteva trattare di anziani o parenti di disabili, persone in attesa di un alloggio pubblico o di un sussidio; bisogni diversi, richieste disparate, ma quando iniziavi a spiegare le procedure e i vincoli che avevamo di fronte, spesso si arriva lì: “Eh già, però gli extracomunitari li aiutate. A loro sì ma a noi no; eppure risiedo qui da tanti anni. Non ho mai chiesto niente, e ora che ho bisogno privilegiate quelli là!”
E' ormai senso comune: la convinzione che “qualcun altro” si interponga tra sé e i propri diritti (o desideri); e questo qualcuno di solito ha la faccia di uno straniero, di una famiglia nordafricana o, peggio, zingara.
Qui sta il danno maggiore del Salvinipensiero, basato tutto sul rovesciamento della realtà. I poveri cristi diventano dei privilegiati, quella che a tutti gli effetti (sociale, economico, quasi sempre politico) è maggioranza viene fatta passare per minoranza da tutelare. E alle istituzioni che vogliono rimanere tali - per aggiungere danno a danno - viene assegnato il ruolo perfido di chi si schiera con una parte ai danni di un'altra, al di là di ogni regola, procedura, legge.
E' un quadro che non concepisce né la condivisione né la compartecipazione (termini, non a caso relegati nel vocabolario del buonismo) e anche per questo si pone fuori dalla Costituzione. Se pensi a “loro” non pensi a me, se “loro” crescono io diminuisco. Un gioco a somma zero.
E questa visione del mondo si autoconferma a ogni piè sospinto: perché ogni volta che qualcuno (istituzione o volontariato) aiuta un migrante nell'affermazione di un suo diritto non fa che confermare, agli occhi di questi cittadini, il suo supposto privilegio.
“Eh, vado anch'io a vivere in una roulotte, così poi date anche a me un sussidio”, quante volte ho sentito questa frase! Puro non senso: come se la stima di sé e quella che ci viene dagli altri, il riuscire in un lavoro, le amicizie, gli interessi, le passioni, l'essere cittadini liberi e autonomi valessero così poco.
Forse la sciagura più grande, fatti tutti i conti, è questa bassa consapevolezza della propria (pur relativa) fortuna.
Abbastanza facile mettere la faccia di Salvini su un foglio A4; molto più difficile capire come poter vincere su questo terreno.

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