4 aprile 2009

Il cercatore di problemi

Ci sono quelli che dai problemi scappano. Le rogne le sentono da lontano e se la danno a gambe, voltando la faccia e l'attenzione verso qualcosa, o qualcuno, di meno impegnativo. Ci sono quelli che i disagi degli altri, i casini in cui si ficcano, semplicemente non li sopportano. Cioè non li sanno portare, non ci riescono.
Poi ci sono quelli come Arnaldo che, al contrario, è come se non potessero fare a meno di incrociare i problemi degli altri. Se no, che gusto c'è?
Le quattro ore di formazione stanno ormai andando verso la conclusione. I dieci educatori hanno lavorato sui propri stili di conduzione dei gruppi e si sono confrontati su alcuni nodi del loro ruolo e della relazione educativa con gli adolescenti. Si ragiona anche sulla difficoltà di affrontare alcune “bombe emotive” che i ragazzi, a volte, ti lanciano nel mezzo di un confronto sulle droghe o sulla sessualità. Magari qualcosa che non centra niente col tema del gruppo, ma che può pesare come un macigno: una violenza subita o commessa, un trauma che non si è ancora riusciti a superare. E allora devi inventarti su due piedi come reagire: raccolgo, lascio cadere, “restituisco” al gruppo? C'è una raffica di domande a cui devi rispondere in pochi secondi: quali emozioni provo? Che rimandi posso dare ai ragazzi che sono qui? Ho il tempo di rielaborare con loro questa grana-ta? Qual è il giusto peso da dare alle parole di questa ragazza?
E' più o meno allora che Arnaldo ha tirato fuori, davanti ai suoi colleghi, qual è la sua vera preoccupazione, una delle sue principali frustrazioni di educatore: quella di non incrociare i problemi più profondi dei ragazzi che incontra nel suo lavoro. “Sì, insomma, il vero problema è quando non incontri problemi. Quando devi lavorare in quella calma piatta di bravi ragazzi “regolari”, in cui non succede niente e niente ti interpella davvero”.
Segue qualche secondo di sospensione, nel quale è palpabile il dubbio di aver sentito bene. Rimango a riflettere sulle parole di questo operatore di strada che passa metà del suo tempo in un centro d'aggregazione giovanile e l'altra, dalle 22.00 in poi, a parlare di droghe coi gruppi nei parchetti o nei parcheggi di paesotti di provincia.
“E' come quando esci col camper la notte e incontri solo gruppi tranquilli, col loro andamento lento. Pochi sciammannati, niente casini sui quali ragionare insieme. Tutto troppo regolare, tutto troppo…”. Non gli vengono le parole: noioso? piatto?
Mi fermo a pensare al paradosso portato qui da Arnaldo; alla sua carica umana, uguale a quella di tanti suoi colleghi. Operatori sociali che svolgono un lavoro con lo spirito opposto a quello di molti altri adulti, genitori o insegnanti, che si augurano, più o meno consapevolmente, di non incontrare mai adolescenti carichi di problemi, caratteriali, ribelli. Sperando che vada tutto liscio come l'olio.
Intendiamoci, non si tratta di augurarsi che ci siano incidenti o problemi. I tipi come Arnaldo sanno però che, nonostante tutto, casini e dolori continuano anche oggi ad attendere gli adolescenti e i giovani. E quando accade, è bene che ci sia nei paraggi un adulto significativo e attento. Magari un cercatore di problemi, come Arnaldo.
Penso che il suo lavoro sia davvero contro-corrente. Quella corrente che vorrebbe che i panni sporchi, quando ci sono, siano infilati nella lavatrice di privati ristretti e sorvegliati. E che nessuno guardi nell'oblò!
Una corrente che, tra l'altro, mette spesso in un unico fascio i problemi e chi cerca di affrontarli apertamente, relegando in un angolo anche gli educatori come Arnaldo.
Al quale invece auguro di respirare attorno a sé, un giorno o l'altro, lo stesso entusiasmo con il quale la professoressa McGranitt presenta Harry Potter a Oliver Baston: “Baston… ti ho trovato un Cercatore!”.

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