venerdì 13 marzo 2009

Forza!

Quando ti succede due volte in uno stesso giorno, ti devi fermare un attimo. Non c'è verso.
Ieri è stata una di quelle giornate. La mattina ho conosciuto Anna, la sera ho incrociato Rosalba: due donne molto diverse tra loro, ma con un tratto comune che mi ha spinto a ragionarci sopra.
Anna mi si è presentata col suo aspetto minuto, fragile, accompagnata dal suo Idefix che per tutto l'incontro è rimasto lì accanto, tranquillo e muto.
Anna fa la fotografa ed è venuta perché intende mettere a disposizione la sua professionalità a titolo gratuito:“voglio far vedere che la realtà, anche qui in Italia, non è come la vogliono disegnare i giornali. Voglio mettere in luce, per una volta, qualcosa di positivo”. E' stato all'apertura del suo sito internet che ho compreso che razza di fotografa sia: reportage dal sud est asiatico, viaggi tra le donne dell'Iraq o dove la natura si è scatenata provocando disastri. Mentre parlava ho intravisto il suo coraggio: è appena tornata da un viaggio solitario di due mesi in una zona sperduta, al confine con la mangrovia, dove non ha incontrato nemmeno “un uomo bianco”. E poi la sua passione per gli esseri umani: mentre mi mostrava le foto chiamava le persone per nome, spiegandomi in breve le storie dietro ai volti: la bambina che dopo lo tsunami non parla più e sta sempre aggrappata alla nonna, l'uomo che ha perso le quattro galline che erano tutta la sua attività economica…
Tra una fotografia e l'altra, è trapelato anche qualche aspetto della sua vicenda personale; quello che mi ha colpito di più sono i problemi di salute, che la costringono, al termine di ogni viaggio, a ricorrere a trasfusioni.
Nella mia fantasia i reportage fotografici in giro per il mondo sono roba per tizi (e tizie) dal fisico perfetto e dai nervi d'acciaio. Gente allenata a senza difetti. Anna nello stretto di un'oretta mi ha spinto a rivedere questo pregiudizio (e qualche mio alibi).
Ma il colpo di grazia me lo dà Rosalba, che è proprio il contrario di Anna: una sora Lella con grosse lenti da vista e bastone d'ordinanza. La incontro la sera, al centro per anziani della mia città; è lì che trascorre i suoi pomeriggi: laboratorio di cucito e prove della compagnia teatrale.
Tra una chiacchiera e l'altra, mi racconta del suo impegno, due mattine la settimana: si muove a piedi e va nella sede di un'associazione di volontariato per fare compagnia telefonica agli anziani.
Lei, 79 anni per una novantina di chili, si fa ogni volta quei 500 metri per stare vicino, almeno con la voce, a chi non può più uscire di casa.
Però lunedì scorso no, perché pioveva e ombrello e bastone non ce la faccio a tenerli tutti e due…
Butto lì una delle banalità che ci vengono quando non prendiamo molto sul serio la persona anziana che ci sta di fronte, con la sua individualità: eh già, fin che c'è la salute!
Ma che salute e salute, mi fa lei, e giù a dettagliarmi del tumore che ha avuto qualche anno fa e del rene in meno lasciato, per così dire, sul campo.
Che dire?
La sera, tornando a casa, penso a quanto ci affanniamo e blateriamo di crisi, di decadenza della nostra società, di perdita di valori e di significati.
O di quanto ci sentiamo esuli, come direbbe Ilvo Diamanti, nel nostro Paese.
Tutto vero, probabilmente.
Ma quanta energia e quanta forza si nascondono dove meno te le aspetti, quanta voglia di mettersi in gioco per gli altri, nonostante tutto…
In fondo, si tratta solo di guardare con un po' più d'attenzione e intenzione.
Aguzza la vista, sarebbe l'invito della settimana enigmistica. Forza!

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