venerdì 19 dicembre 2008

Open days

Sarà il tono, o forse lo sguardo da malìa.
Terza fila, secondo banco da sinistra. La prof ha appena cominciato a parlare e già io sono lì incantato,  a bocca aperta.
L’accoglienza nell’aula magna è stata ottima, ma  qui, in classe, è l’introduzione alla filosofia a stregarmi; parole lente e scandite, ipnotiche: “…I filosofi prima si ascoltano, poi si capiscono e dopo, solo dopo, si confutano. Socrate diceva <amo confutare ed essere confutato>. Cosa voleva dire? che la verità si cerca insieme.  Mentre nella nostra società, per molti versi violenta, ognuno tenta di far prevalere la propria verità su quella degli altri; gridando, sbraitando sulle ragioni degli altri, ancor prima di ascoltarle veramente. Con i filosofi, invece, non funziona così”.
Sono ancora lì ad assaporare il concetto, ma in un amen il nostro turno è finito; già preme il prossimo gruppetto di genitori e ragazzi venuti a scoprire i segreti di questo liceo. Ma io starei qui, terza fila secondo banco, a respirare quest’aria densa, questa bolla in cui galleggiano cose pesanti, cose che contano: ascoltare, capire, cercare insieme…
Alla fine vengo trascinato fuori, ma ho una gran voglia di una seconda possibilità. Perché sarà anche stato bello studiare Socrate e Anselmo da Aosta a 16 anni, quando c’hai un sacco di domande e una sporta d’aspettative; ma ho come l’impressione che mi sarebbe più utile oggi, quando ho già visto più o meno metà del film.
Così, su due piedi, propongo a mio figlio di fare a cambio: dal prossimo settembre lui a lavorare e io lì, a quarant’anni suonati, ad ascoltare e assaporare filosofia e storia, letteratura e scienze. Disposto persino a sottopormi alla tortura delle funzioni di secondo grado!
Giusto il tempo di beccarmi lo sguardo perplesso e vagamente compassionevole di Samuele e siamo già fuori dalla scuola.
La bolla, è un classico, dura poco.
Però, davvero, perché no? Due mesi sabbatici, da adulti, senza l’assillo della valutazione, per ripassare i fondamenti del nostro “sapere”. Per ritornare alle fonti e disintossicarci da questo frullato di immagini, parole e suoni che ci portiamo in testa.
Sveglia, Motta: in questo Paese abbiamo mandato in soffitta anche l’anno obbligatorio di servizio civile, figurati se ci mettiamo a pensare ai due mesi sabbatici! E poi, dove li troviamo i soldi? Che, non lo sai? C’è la crisi, bisogna spendere, produrre, correre…
Corri, Motta, che i filosofi mica ce li possiamo permettere.
O no?

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