lunedì 15 settembre 2008

Segnavia

Se c’è un posto dove non te lo aspetti, è proprio questo; lo scontro di civiltà, evidentemente, ti raggiunge anche dove non te lo immagini.
Qui, infatti, non abbiamo incontrato anima viva: c’è solo il sentiero che sale e scende in continuazione e il bosco che, pietoso, attenua la fatica. Da un paio d’ore stiamo seguendo i segnavia sui tronchi, sui sassi e là dove si può; ogni tanto arriviamo ai bivi, dove il nostro camminare è orientato da più moderne e rassicuranti frecce di solido metallo.
Ma è proprio su due di queste frecce che qui qualcuno ha tracciato, con un pennarello, due frasi ingiuriose nei confronti dei musulmani: “Islam m.” e “Le donne dell’Islam sono tutte p.”
Rimaniamo inebetiti di fronte a tanta imbecillità. E tristi.
Ma, fosse stato per me, terminata la breve sosta per bere, avrei proseguito il percorso. E’ mia moglie, invece, che, da donna, sceglie di non stare a guardare; il primo tentativo è un po’ ingenuo: con un fazzoletto di carta imbevuto d’acqua tenta di cancellare le scritte. Che però sono tracciate con un pennarello indelebile: imbecilli sì, ma attrezzati.
E’ solo di fronte a questo tentativo fallito che mi scuoto e (da uomo?) prendo da terra due pietre come si deve, una per me e una per Laura. Cominciamo così a grattare parola per parola e, tre minuti dopo, delle frasi rimane solo un’ombra.
Respiro. Sto bene.
Mi dispiace per i segnavia, che rimarranno sfigurati, ma… à la guerre comme à la guerre.
Sono contento soprattutto perché a tutto questo hanno assistito i nostri due figli.
Il più grande ha letto con chiarezza le scritte e ne ha colto il significato, la più piccola ha capito solo che c’erano delle parolacce, e tanto basta.
Spero che tra tutti i ricordi che da grandi avranno di noi, rimanga loro impresso anche questo.
Perché faccia intuire loro che cos’è la civiltà e dove, davvero, si giochi lo scontro.
Un ricordo che, come queste frecce, possa segnare una via.

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