mercoledì 24 settembre 2008

Per carità!

Vivo in un Comune che ancora non ha conosciuto il brivido delle ordinanze anti-tutto; a leggere i giornali, siamo probabilmente una mosca bianca.
E in effetti le tre cittadine confinanti hanno già emesso i loro primi provvedimenti, chi contro la prostituzione di strada, chi contro la pubblica questua, chi contro writers, perdigiorno e bevitori all’aperto. E non pare ormai più una questione di parte politica: i tre Comuni di cui sopra sono governati da sindaci rispettivamente di Forza Italia, PD e Rifondazione comunista.
Certo, ci sono sfumature e intenzionalità diverse, e te ne accorgi quando risali alle fonti, cioè alle ordinanze. E’ infatti la lettura dei testi, come ci hanno insegnato al liceo, che fa emergere riflessioni e domande interessanti. E inquietanti.
Sono rimasto colpito soprattutto da questa paginetta che mi rigiro da un po’ tra le mani: si tratta del provvedimento emesso da uno dei nostri tre sindaci. In questo caso disponiamo, oltre che del testo integrale, anche della sua interpretazione autentica, cioè di una lettera scritta personalmente e diffusa tramite email.
Nell’ordinanza il sindaco ha vietato l’accattonaggio all’interno e nei pressi dei cimiteri, nei pressi delle strutture ospedaliere/sanitarie, dei luoghi destinati all’esercizio del culto, nei pressi e all’interno dei mercati cittadini, in prossimità degli ingressi degli esercizi commerciali, degli uffici pubblici e degli istituti bancari, nelle aree prospicienti le stazioni ferroviarie, nei parcheggi e presso gli incroci stradali.
Ma, dice il sindaco nella sua lettera autografa, “non vogliamo certo diseducare alla carità”. La sua intenzione è invece quella di ridurre l’accattonaggio molesto e fare in modo che l’elemosina vada a chi ha bisogno e non ad alimentare “il racket che sfrutta bambini e storpi”. E per questo invita tutti “ad avere il buon senso” di dare l’elemosina alle associazioni che aiutano veramente chi ha bisogno e a non dare più soldi direttamente a chi li chiede nelle strade e nelle piazze.
Ora, come dicevo, sorgono spontanee alcune questioni. La prima domanda è dove si possa esercitare accattonaggio (scusate la parola, ma devo rimanere aderente al testo) “non molesto”. Dal puntiglioso elenco sindacale sono rimasti fuori solo i paraggi degli studi dentistici, delle centraline enel e dei circoli Arci, ma dubito che sia questo il punto.
Il punto vero è se esista un accattonaggio (scusate) molesto e se questa categoria (la molestia) abbia qualcosa a che fare con racket o giù di lì. O con la sicurezza.
Personalmente credo che la questua molesta (e cioè fastidiosa, inopportuna, ma non per questo immotivata) esista, ma che per distinguerla da quella non molesta non ci sia che la prova del cuoco e cioè l’incontro concreto tra le persone, ai margini della strada, davanti agli esercizi commerciali o che so io.
Solo che qui, lo si capisce anche dall’elenco sconfinato, sembra di capire che l’unico accattonaggio non molesto sia quello… che non si vede e non s’incontra.
E l’invito ad affidare le proprie offerte ad associazioni può essere senza dubbio una risposta convincente sul piano dell’efficienza e dell’efficacia.
Ma fa un sacco d’acqua se davvero non si vuole “diseducare alla carità”, perché l’educazione alla carità (o, più laicamente, alla fraternità) è affare per esseri umani che si guardano in faccia, che s’incontrano e si scontrano. C’è di mezzo la relazione. E le emozioni (non sempre positive) dell’incontro.
Me lo ha ricordato Vittorio, un caro amico che fa da tanti anni l’educatore in un’associazione che si occupa di contrasto all’esclusione sociale.
Vittorio, dopo aver letto “Segnavia”, mi ha confidato uno dei suoi primi ricordi d’infanzia: sua madre che, un giorno d’inverno, da dentro casa scorge un bambino infreddolito che chiede l’elemosina. Lei lo chiama, lo fa entrare e gli offre una tazza di latte.
Vittorio dice che quel ricordo alla lunga ha finito per orientare la sua vita e le sue scelte professionali. Non per caso, forse, fa l’operatore sociale.
De Amicis? Dickens?
Può darsi, ma dubito che i volontari di domani avranno nel proprio imprintingl’immagine di una madre o di un padre che, seduti davanti al computer, maneggiano la carta di credito per inviare una donazione alla Caritas o a Comunità Nuova onlus.
Non vogliamo certo diseducare alla carità.
Ma lo facciamo.

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