sabato 10 febbraio 2007

Di gran carriera

Presente la “Cosa”, il personaggio dei fantastici quattro? Ecco, si può avere un’idea abbastanza precisa di come sia fatto Mauro: corpo massiccio, altezza giusta, collo taurino e mandibola squadrata. Vederlo fendere la gente affrettata lungo i marciapiedi di Via Torino è uno spettacolo.
Eppure quando apre bocca il quadro cambia: non certo per la sua voce profonda, secondo copione, quanto per la sua cadenza terribilmente meneghina e il suo dialetto ormai così raro nelle persone giovani-adulte. La cadenza ti fa venire in mente i cumenda della commedia all’italiana degli anni ’70, ma per arrivare alle radici di quest’uomo bisogna  cogliere le espressioni del suo dialetto, che ti  rivelano in un amen la sua estrema semplicità e concretezza.
Come concreti sono stati i suoi richiami alla realtà durante la discussione di questo pomeriggio; quando i suoi colleghi, operatori di servizi per le dipendenze, hanno cominciato a filosofeggiare, lui ha sfoderato i suoi modi di dire per richiamarli all’ordine, per indicare le  sfide reali da affrontare. Quando rischiavano di prevalere la depressione e il pessimismo, lui ha suonato la carica, alla sua maniera.
Oggi, infatti, si è finiti a discutere del sistema dei servizi per le tossicodipendenze, della sua marginalità e dei problemi d’identità  che spesso colgono gli operatori sociali di questo settore. Un settore che negli anni ’70 e ’80 è stato a modo suo un punto di riferimento sociale e che oggi sconta le trasformazioni profonde intervenute nel consumo di sostanze. In fondo i servizi hanno subito lo stesso destino dei consumatori: in primo piano  quando gli eroinomani morivano sulle panchine dei nostri parchi o cadevano per strada sotto gli occhi di tutti, nell’ombra ora che le modalità di consumo sono cambiate e diventate spesso compatibili con un’invisibile e riservata quotidianità. Quasi che il riflusso dei consumatori avesse avviato la deriva dei servizi: sono praticamente scomparse le “piazze” del consumo e dello spaccio, si è inabissato anche il ruolo sociale di chi ha fatto della “lotta alla droga” una professione.
E la vicenda personale di Mauro, in mezzo a tutte queste trasformazioni, è perfino troppo esemplare e simbolica: da giovane tossicodipendente, Mauro ha attraversato tutte le fasi classiche del percorso: i primi consumi, la dipendenza, la rottura dei legami familiari, lo stigma sociale. Poi l’entrata in comunità, il cambiamento di vita fino a diventare egli stesso educatore ed operatore di un servizio a bassa soglia per tossicodipendenti.
In fondo Mauro potrebbe fare da testimonial delle trasformazioni del consumo: da giovane è incappato nei problemi dell’eroina ed è stato visto come una sorta di pecora nera del suo piccolo centro di provincia; oggi, ormai adulto operatore sociale, si accorge che tanti suoi coetanei si danno alla cocaina senza che questo crei un allarme sociale particolare. E’ lui stesso a raccontarmelo con una punta d’ironia, mentre ci facciamo largo tra la folla anonima del centro: “Io in fondo li capisco, sono costretti a un ritmo di lavoro bestiale per far soldi; tenere quei ritmi lì a una certa età non è facile senza qualche aiutino della chimica”.
Sorride, Mauro, al pensiero di come la vita sia a volte beffarda, come giri il vento e ti faccia cambiare posizione sulla giostra sociale: da pecora nera tossicodipendente, a educatore astinente circondato da coetanei che pippano, come dannati, per stare al passo.
Al sostenuto passo della propria carriera.

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