giovedì 12 ottobre 2006

Come dio comanda

L’ultima volta che Ferdinando si è presentato dall’assistente sociale è successo il finimondo: tra le urla e le minacce, il monitor del computer è volato giù dalla scrivania. Da allora l’educatrice che segue suo figlio Giacomo gli ha intimato di non farsi più vedere; e lui per un po’ si è tenuto diligentemente alla larga.
Ma ora è qui, ancora una volta a chiedere un lavoro più qualificato per  Giacomo, perché solo così, a suo dire, potrà recuperare…
“Con suo figlio non si riesce più a lavorare, se lui si mette sempre in mezzo. Ormai è fissato, intrattabile. E’ psicotico”. Mi è rimasto a lungo in mente questo giudizio apparentemente drastico su Ferdinando, un uomo sull’orlo della terza età alle prese con un figlio affetto da schizofrenia.
Mi ha colpito, questa “diagnosi” volante, perché fino a quel momento non ci avevo mai pensato; in altre parole avevo sempre considerato Ferdinando come un uomo ferito dalla vita, con una gran rabbia in corpo, ma non un “matto”. Durante l’ultimo nostro incontro, infatti, non aveva avuto scatti d’ira. Eppure la sua rabbia trapelava da un fatto che lasciava il segno: bestemmiava a ripetizione. Non era alterato, né agitato, ma le bestemmie gli uscivano a raffica, ogni tre o quattro frasi. Un intercalare usato con non curanza e metodica determinazione, un mitragliare continuo indirizzato con intenzione a un olimpo di dèi ciechi e sordi al suo destino.
Pensando, appunto, al suo percorso personale e familiare, tanto rancore non mi aveva granché sorpreso; idraulico impegnato da una vita nei cantieri edili, Ferdinando fino a una decina di anni fa viveva un’esistenza più che “regolare”: un lavoro che lo assorbiva da mattina a sera, una casa di proprietà acquistata coi risparmi, una moglie e un figlio su cui investire speranze e aspettative. E Giacomo aveva corrisposto alla grande, con un brillante diploma superiore e una laurea conquistata nei tempi giusti. Poi, addirittura, un primo impiego trovato a tempo di record, qualche settimana dopo la laurea. Tutto liscio, come dio comanda.
Solo che dopo sei mesi di lavoro, Giacomo ha cominciato ad accusare i sintomi improvvisi e inequivocabili della malattia mentale. E’ stata la svolta inattesa del percorso: l’orizzonte è cambiato repentinamente e le risorse affettive, relazionali e motivazionali di Ferdinando non si sono rivelate all’altezza per sostenere il nuovo e inaspettato tratto di strada di Giacomo.
Quest’ultimo non è tra i più fortunati, quelli che dalla schizofrenia riescono a guarire, e ormai da anni è ben seguito dai suoi medici di riferimento. Solo che il primo impiego l’ha perso e per lungo tempo non è stato in grado di lavorare; e allora eccoci qui, alle prese con un impiego protetto in una cooperativa sociale della zona. Lavoro “in produzione” che Ferdinando giudica inadeguato e persino umiliante per il suo Giacomo.
Penso che Ferdinando non si sia mai adattato a questa nuova condizione e non abbia trovato in sé le energie necessarie per stare al passo col ruolo che gli veniva richiesto. La svolta, insomma, lo ha preso in contropiede e tutto il resto è diventato dannatamente difficile.
Psicotico? Forse, se si leggono le sue reazioni come parziale perdita di contatto con la realtà.
Solo che, dal suo punto di vista, è la sua realtà ad averlo abbandonato; senza preavviso, da un giorno all’altro.
E allora, forse, si ha un bel po’ di ragioni per essere confusi e arrabbiati con la vita e a chiederle con rabbia una contro-svolta.
Per tornare a vivere. Come Dio comanda.

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