28 ottobre 2003

Minori non accompagnati

Di solito accade in pochi secondi: l’incontro, magari appena svoltato un angolo o a ridosso di un semaforo, uno sguardo fugace e poi le domande: “ma quanti anni ha? e con chi vivrà?”. Non so se capita solo agli “addetti ai lavori”, ma penso di no. Quando incontri un minore o una ragazzina dai tratti inconfondibili, di solito carico di cose da vendere, le domande vengono da sole, istintive.
Tecnicamente si chiamano “minori stranieri non accompagnati”; si tratta di minorenni arrivati in Italia da soli e che ufficialmente o più spesso effettivamente non hanno parenti stretti che badino a loro. Se si prova a chiedere loro di qualche legame in Italia, facilmente indicano un non ben identificato “zio” che abita in chissà quale altra città italiana. Sono dunque soli e la legislazione italiana prevede per questi ragazzi un percorso preciso; talmente preciso che risulta pressoché inefficace.
Attualmente infatti un minore straniero intercettato sul territorio viene segnalato dal Comune al Comitato Minori Stranieri, che deve decidere se il ragazzo può rimane in Italia o deve essere rimpatriato. Il Comune, nel frattempo, lo prende in carico, attivando per lui diverse misure d’inserimento sociale. Ma i tempi di decisione del Comitato sono lunghissimi: si deve riunire, devono essere avviate le indagini familiari, poi ci si deve riunire ancora per decidere sull’espellibilità. Nel frattempo, e parliamo di anni, l’ente locale si fa carico delle spese della comunità d’accoglienza nella quale il ragazzo viene ospitato. Infatti in base alla legge il minore straniero non accompagnato non può essere considerato un clandestino, e quindi non può essere allontanato con le modalità previste in questi casi,
Ma i Comuni spesso non ce la fanno a gestire questo fenomeno. Emblematico delle difficoltà per gli enti locali è il caso del Comune di Scurcola Marsicana, comune abruzzese di poco più di 2000 abitanti. Un ragazzo di sedici anni, senza documenti di riconoscimento viene fermato, senza biglietto, sull’autobus di linea che da Tagliacozzo va ad Avvezzano, esattamente all’altezza del Comune di Scurcola Marsicana. L’autista lo affida alla vicina stazione dei Carabinieri; il ragazzo viene accompagnato in questura per gli accertamenti ed il Tribunale per i minorenni dell’Aquila dispone che sia affidato ad un centro di prima accoglienza per i minorenni. La retta a carico del Comune di Scurcola Marsicana è di 87 euro  al giorno. Una cifra che all’amministrazione pare paragonabile “al soggiorno in un albergo di lusso”, “spropositata”, oltre che “socialmente ingiusta” perché con la cifra spesa fino al compimento della maggiore età del ragazzo si potrebbe far fronte a tante situazioni di disagio nel paese.
La spesa annua da sostenere per farsi carico del minore è di oltre 38.000 euro. L’amministrazione ha acceso mutui gravosi per la costruzione di opere pubbliche nel paese e questo onere non atteso né previsto in bilancio rischia di procurare il dissesto finanziario dell’ente.
Quello che più pare insensato ai sindaci che si trovano ad affrontare tali situazioni è proprio l’obbligatorietà dell’accoglienza di un minore che non ha nessun legame col territorio.
E così capita sempre più spesso che assistenti sociali, operatori pubblici e polizie municipali chiudano gli occhi di fronte a presenze di minori sulle strade dei propri comuni. 
In assenza di una politica nazionale seria su questo tema delicato, i peccati di omissione finiranno per moltiplicarsi, facendo chiudere definitivamente il cerchio.
Minori non accompagnati, appunto.

Nessun commento:

Posta un commento