domenica 1 dicembre 2002

Ai matti si dà sempre ragione

La riunione è finita e, all’alba della mezzanotte, si può chiudere la giornata:  tutto sommato non è andata male. Il pensiero è già agli impegni di domani, eppure in un angolo della memoria c’è lui: Patrizio.
E come per incanto, ecco la sua ombra vicino alla mia macchina: “allora! Pensavo di aspettarla fino a domani!”. Questa volta nella busta ha il sacco a pelo, perché il suo ultimo precario rifugio è sfumato: andrà a dormire in un capannone o in qualche angolo di città popolato da lingue e pelli diverse.
Ma Patrizio non viene da lontano, è infatti un ragazzo di qui come ce ne sono tanti; è stato solo più sfortunato:  un incidente stradale, il coma prolungato, le conseguenze cerebrali che lasciano il segno; poi la perdita del passo con la scuola, i litigi in famiglia, le prime diagnosi, il terapeuta, i farmaci. La sua storia è comune a tante persone che incontriamo per la strada, tanti “casi” che non trovano una collocazione e un percorso precisi nei “servizi”: matti per molti, disabili o ritardati per altri, invalidi per lo Stato e il collocamento. E’ comune a tante storie il rapporto conflittuale e doloroso con la famiglia d’origine, diverso solo l’esito che lo ha portato, a meno di trent’anni, a girovagare senz’arte né parte.
Eppure i “numeri” ci sono tutti: l’espressione furba, il ragionamento sottile, una bonaria disponibilità verso i bimbi che incontra, una generosità semplice e immediata; solo che a un certo punto qualcosa salta, l’arguzia si trasforma in aggressività e la rabbia esplode.
L’ultima questione che lo separa dal resto del mondo è il diniego alla sua domanda di contributo economico da parte del Comune: 200 euro mensili con i quali tirare avanti. Qualcuno, dietro una scrivania dentro un ufficio, ha  infatti deciso di scommettere su questo ragazzo, ha deciso di non accontentarsi e ha rilanciato: un inserimento lavorativo presso una cooperativa sociale disponibile per un’assunzione in tutta regola; un lavoro vero per cominciare a intravedere un futuro, per potersi pagare una casa come Dio comanda.
Ma lui no, non accetta la proposta, perché gli farebbe perdere il posto nella lista invalidi del collocamento obbligatorio; il suo obiettivo: lavorare proprio in Comune. E allora preferisce attendere una chiamata che probabilmente non verrà mai.
“Ai matti si dà sempre ragione”: ho sempre pensato che questa fosse una frase fatta, un po’ stravagante. Eppure tutti quelli che incontrano Patrizio gli danno sempre ragione: ma sì, vai avanti, è un tuo diritto il collocamento obbligatorio, e il contributo te lo devono dare; eh, sono loro che non vogliono riconoscere i tuoi diritti.
Certo, non costa nulla stare dalla parte delle pretese di Patrizio, e poi così ci si libera più rapidamente di lui, di quelle domande continue e del suo sguardo un po’ assente. Ma così si evita la domanda più difficile e impegnativa: quella sull’avvenire di questo giovane uomo, sulla sua capacità di affrancarsi dall’assistenza spicciola per acquisire una sufficiente autonomia.
E penso, mentre guido verso casa, che qualche volta stare dalla parte di una persona, essere solidale con lei o, per chi crede, farsi prossimo vuol dire intraprendere una sorta di combattimento con le sue pretese, richiede resistenza, capacità di dire no.
Una roba un po’ diversa dal sentimentalismo e dal buonismo a cui rischiamo di associare la parola solidarietà. Una roba che, a volte, fa persino paura.

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