10 giugno 2001

La fontana e la sbarra

Luca e il suo gruppo possono finalmente uscire dal bar e dalla sala giochi: la primavera è arrivata e non c’è più bisogno di un riparo. Finalmente si riprende il proprio posto attorno alla fontana, nella piazza centrale del paese. A Parona sono in tanti gli adolescenti che trascorrono il proprio tempo all’aperto, apparentemente sfaccendati: la piazza, il giardino pubblico, le panchine della fontana. Si parla, si scherza, si gruardano gli altri passare, si fuma; e poi le avventure in motorino, a scorrazzare senza un vero e proprio  scopo nei paesi attorno: si va in quella gelateria, in quell’altro locale, e via.
Attenzione, però, a non passare da Mezzago: lì c’è il gruppo di Giovanni e Antonio, ci sono quelli che si ritrovano all’ennesimo parchetto, o alla “sbarra” e non sono molto teneri con quelli che oltrepassano i “confini”. Anzi, a dire il vero il paese è noto anche per le imprese dei suoi ragazzi ai danni di quelli vicini; basta che ci sia un evento pubblico, una festa o un concerto, e loro sono lì, pronti a dimostrare a tutti il loro valore.
In realtà Parona e Mezzago sono paesi molto distanti tra loro, un centinaio di chilometri difficilmente percorribili in motorino: uno sta nella Lomellina e l’altro ai margini della Brianza, a due passi dall’Adda. Eppure lo scenario che propongono è impressionantemente simile anche a quello offerto dagli adolescenti della periferia urbana. Millecinquecento anime il primo, neanche quattromila il secondo; nonostante ciò cresce la preoccupazione degli adulti di queste comunità nei confronti dei loro ragazzi “che non ci sono più” o con i quali, comunque, è sempre più difficile un rapporto diretto e continuativo. Non siamo nei quartieri problematici della grande città o dell’hinterland; qui i ragazzi e le ragazze li puoi conoscere per nome ad uno ad uno, eppure allo stesso modo paiono fuggire da tutto ciò che è istituzione, costruzione sociale. In qualche misura, visto da questi due piccoli centri, questo fenomeno fa sorgere un timore anche maggiore, perchè all’oratorio o alla squadra di calcio non c’è pressochè alcuna alternativa civile.
Il gruppo della fontana o quello della “sbarra” cominciano a essere guardati con sospetto, comincia il meccanismo sottile ma implacabile del giudizio; diminuiscono i canali di comunicazione e aumentano i pregiudizi vicendevoli, si materializza quella impercettibile barriera tra coloro che sono “regolari” e quelli un po’ strani, un po’ sospetti. E solo gli adulti più sensibili cercano qualche strumento di lettura o di intervento; i ragazzi dopo la terza media scompaiono dalla scena e così ci si muove, si cerca di fare qualcosa che vada incontro a Luca, Giovanni e Antonio.
È strana questa barriera quasi invisibile tra istituzioni e adolescenti, tra mondo degli adulti e quelli dei ragazzi e delle ragazze border line; è strana proprio perchè è impercettibile, non ha spessore apparente e non si traduce in un conflitto aperto, anzi… Le statistiche  e le inchieste ci dicono che Luca e Antonio staranno sempre più a lungo in casa con i loro genitori; eppure sembrano non esserci  luoghi in comune che possano far incontrare in modo fertile le diverse generazioni.
Che cosa devono fare gli adulti? Cercare di abbattere questa barriera o imparare a guardarla con meno preoccupazione? Tentare disperatamente di aprire canali diretti o guardare con maggiore rispetto la distanza che li separa… dalla fontana?
Ma sotto tutto questo sta una questione ancora più stringente: questo stare un po’ ai margini di Giovanni e dei suoi amici è un segnale di preoccupante estraneità o è una necessaria presa di distanze da un mondo adulto che ha ormai annesso una buona parte dei codici, dei linguaggi e dei comportamenti che una volta erano solo ed esclusivamente dei giovani?
Forse ci sono un po’ entrambe le cose: una insopprimibile esigenza di stare tra eguali, ma anche un segnale agli adulti perché facciano un po’ più gli adulti. Forse non si tratta del punto di arrivo del percorso di distacco, ma il primo segnale di un nuovo piano su cui interloquire con i grandi. Un modo come un altro per affermare la propria esistenza.

Nessun commento:

Posta un commento