giovedì 9 novembre 2017

Sono umile di mio

Alberto si avvicina all’ Emporio un po’ titubante. Sa che non siamo in orario d’apertura, e quindi scruta dalla vetrina per vedere se io sono già dentro. Il fisico asciutto, non troppo alto, uno sguardo diretto, di un azzurro limpidissimo.
All’interno si guarda attorno con l’occhiata del cliente abituale, di quello che viene a fare la spesa almeno ogni due settimane, e quindi conosce gli scaffali: pasta, sughi, pannolini, tonno, detersivi, scatolame, latte, biscotti,  carta igienica.

lunedì 30 ottobre 2017

Nelle rapide della vita

Non so se hai presenti le rapide. Quelle dei fiumi, nei canyon. C’è chi le affronta per sport, per provare l’adrenalina della discesa, dell’accelerazione.  Ecco, per sentire almeno un po’ quello che sta passando Dafne, dovremmo cercare di andare lì col pensiero, proprio in quel punto preciso in cui il fondo del fiume comincia ad inclinarsi, l’acqua a correre, il rumore a sovrastarti. Se non sei preparato, se solo stai pensando che tutto sta filando liscio, sono veramente cavoli amari.  Cerchiamo d’immaginare lo strattone, la percezione di non poterti fermare, l’acqua che imbarchi. Non riuscire più a vedere oltre gli spruzzi; e la paura blu dei massi, che ti colpiscono ai fianchi, a tradimento.

giovedì 19 ottobre 2017

L'iniziativa "perfetta" degli Spiazzati

Ci sono alcune volte, rare, in cui hai l’impressione di essere di fronte a iniziative “perfette”, in cui tutto torna. Questa, è una di quelle.
Aldo e Alberto, di “professione” senza fissa dimora e Gianni, ex esodato passato anche lui per la strada, stanno illustrando ai numerosi presenti in sala la loro creatura: “I gatti di Milano non toccano terra”. Si tratta di una guida turistica tutta particolare, che presenta nove itinerari per ri-scoprire il capoluogo lombardo da un punto di vista non usuale, quello – appunto – di chi vive per strada.

martedì 10 ottobre 2017

Ma allora si può

Abbiamo talvolta bisogno di una voce che ci confermi che la cosa che abbiamo in mente “si può fare”, che il desiderio che cova dentro di noi non è poi così campato per aria, ma in qualche parte del globo è diventato una realtà. Imperfetta, naturalmente, come tutte le realizzazioni umane; ma vera. 
Ecco, questo è l’effetto che mi ha fatto leggere la ricerca dell’agenzia Metodi e della Caritas diocesana di Bologna: “Dentro i passi – Un anno di accoglienza: percorsi individuali e rigenerazione di comunità”. Si tratta della rielaborazione dell’esperienza di accoglienza diffusa di persone rifugiate sul territorio felsineo (“Pro-tetto, rifugiato a casa mia”): famiglie e parrocchie che hanno messo a disposizione locali e appartamenti e si sono giocate in prima persona nell’accompagnamento di giovani africani in uscita dai Centri d’accoglienza straordinari collettivi.

lunedì 2 ottobre 2017

Di che pasta sei fatto?

Di che pasta sei fatto? Qual è il tuo colore? Che animale sei? Chi frequenta le pagine facebook, incappa in almeno due test a settimana che ti promettono di svelare aspetti di te di cui non sei consapevole o di tracciare in quattro e quattr’otto un sommario identikit di personalità. C’è chi si lascia tentare e passa cinque minuti di divertimento, per poi condividere il risultato con i propri amici virtuali. Nei giorni scorsi stavo riflettendo sui nostri recenti appuntamenti con diversi amministratori locali; incontri non casuali, ma che hanno l’obiettivo di socializzare l’apertura di una piccola accoglienza di profughi da parte delle parrocchie locali. Gesto di cortesia istituzionale, si potrebbe definire. Una presentazione doverosa.
Ecco, mi è venuto in mente, ripercorrendoli nella memoria, che queste occasioni rappresentano un efficace test per definire la personalità, qualche volta anche al di là degli orientamenti politici, degli amministratori.

venerdì 15 settembre 2017

Col cerino in mano

“Pizza?”. Di solito ci si dà appuntamento con un sms così, al volo. Niente saluti, pochi convenevoli, un invito diretto da cogliere subito per fissare un appuntamento a pranzo, da lì a pochi giorni. Le pizze con Patrizia sono un appuntamento periodico che ridà tono alla mia vita, un’oasi di pace in cui incontrare un’amica intelligente, appassionata, dotata di una rara capacità di cogliere e raccontare l’umanità di tutti noi. Quasi sempre avverto che il suo punto di vista, l’angolo dal quale Patrizia guarda il mondo, è un po’ anche il mio. Angolo acuto.

giovedì 7 settembre 2017

Di fronte all'acquario

La tecnica adottata, manco a dirlo, ha un nome inglese: fish-bowl. In italiano: l’acquario. La si adotta quando a discutere di un argomento si trovano tante persone e non è possibile far intervenire direttamente tutte. In pratica, con le sedie si compongono una serie più o meno numerosa di cerchi concentrici, all’interno dei quali si colloca il circolo ristretto (tre, quattro sedie) in cui prendono posto il moderatore del dibattito e i relatori invitati a parlare. A turno una parte del pubblico può accedere al cerchio ristretto e prendere parola. Si crea così un confronto diffuso, senza però che ci sia una sequela interminabile, e noiosa, di interventi. Naturalmente l’acquario – si sta tutti intorno ad osservare e ascoltare chi ha diritto di parola – funziona quanto più chi modera è in grado di animare il confronto, sottolineare aspetti di interesse generale, porre domande e questioni per scavare dentro gli argomenti proposti.

venerdì 1 settembre 2017

Horror vacui

Cosa riempie la vita di un essere umano? E quale unità di misura siamo in grado di utilizzare per farcene un’idea? Noi occidentali, d’acchito, tendiamo sovente ad usare il metro della giornata: giornata colma uguale vita piena. Se vediamo uno che corre come un forsennato tra un impegno e l’altro, se registriamo l’affanno di tenere insieme diversi pezzi, allora tendiamo a pensare che quella sia una vita piena. Faticosa, certo, ma piena. Razionalmente sappiamo che non è così, l’esperienza diretta ci dice che non c’è immediata corrispondenza tra lo spazio-tempo occupato dalle faccende quotidiane e la pienezza – di senso – di un’esistenza. Ma con gli altri, quelli che scorgiamo da fuori, funziona spesso così. E altrettanto spesso, a questo riflesso condizionato corrisponde una catena di pre-giudizi contraddittori tra di loro: invidie sociali, inappellabili condanne.