19 ottobre 2018

C'è vita sul pianeta

Federico ha la faccia soddisfatta. Si è appena voltato, e mi fa: “ma non ti pare che questi incontri abbiano qualcosa di magico? Succedono cose non scontate, come un’alchimia singolare”. Sì, anche a me dà una soddisfazione particolare girare le cittadine per presentare questo nuovo bando; ogni sera una città diversa, una sala diversa, un pubblico differente. Eppure il risultato sembra sempre lo stesso, come lo sprigionarsi di scintille, piccoli e istantanei fuochi artificiali che però illuminano a giorno il nostro disincanto, l’incipiente cinismo di operatori sociali ormai scafati.

4 ottobre 2018

La seconda serata

Ci voleva proprio. Trovarsi così numerosi, in questa sala sovraffollata e claustrofobica è un toccasana un po’ per tutti; riusciamo persino a dimenticare la temperatura tropicale e l’umidità che ci opprimono. Al centro dell’incontro c’è Benedetta Collini, di Sos Mediterranée, l’organizzazione non governativa nell’occhio del ciclone anche in queste settimane. Infatti la nave della ong – Aquarius – è stata protagonista di un paio di odissee nel mediterraneo, coi suoi carichi di migranti rifiutati dal governo italiano. E proprio sull’Aquarius ha prestato servizio Benedetta, che è qui per una testimonianza sui salvataggi in mare.

17 settembre 2018

Radici e pilastri

La prima volta che l’ho visto, voltando le spalle ai portali del Duomo, non ero ancora maggiorenne; le ambulanze erano parcheggiate lì davanti e gli infermieri del pronto soccorso bivaccavano all’esterno, sulle panchine di pietra addossate alla grande facciata. Fa impressione ripensarci oggi, che il Santa Maria della Scala è diventato, com’è giusto che sia, un museo. Un signor museo. Negli anni ottanta del novecento, invece, aveva ancora la funzione che ha avuto almeno dall’XI secolo, quella di assistere e curare. Fa quasi tenerezza rivedere oggi la grande foto in bianco e nero che ritrae i pazienti nei loro letti, sovrastati dai grandi affreschi quattrocenteschi della sala del Pellegrinaio: la migliore testimonianza di come la vocazione di questo luogo sia rimasta intatta attraverso i secoli.

4 settembre 2018

Uno

Uno. In questa vicenda, triste come tutte le morti giovani e improvvise, torna più volte questa piccola parola. Quasi sinonimo di impotenza: uno, da solo, che può fare?  Souleman  Aboubakari era uno del Benin, l’unico di quel piccolo paese africano tra i novanta giovani accolti nel Centro di accoglienza di Magenta; è stato trovato senza vita nella sua stanza, probabilmente stroncato da un difetto cardiaco venuto chissà da dove, imprevedibile e maligno. La vicenda del suo ritrovamento è la fotocopia di quello che è successo  al capitano della Fiorentina Davide Astori, nel marzo scorso: i suoi compagni, insospettiti perché non si era presentato per le preghiere del mattino e del pomeriggio, hanno chiesto al custode di aprire la porta della sua stanza, dove l’hanno ritrovato riverso, senza poter fare più nulla. Naturalmente per Souleman, vent’anni appena, non si è fermato il campionato italiano di calcio e non ha avuto l’onore di ore e ore di trasmissioni televisive. Solamente qualche notiziola a margine delle cronache, sui siti di notizie locali. Ma non sono mancati i commenti malevoli e indegni: “uno in meno da mantenere” ha scritto chi non ha avuto la vergogna di scagliare la prima pietra.
Già, uno.

21 agosto 2018

Avvicinatevi. Più vicini.

"Avvicinatevi. Più vicini. Perché più pensate di vedere, più sarà facile ingannarvi”. Chissà perché mi viene in mente la frase paradossale con cui si apre il film “Now you see me”, quello dei maghi del crimine. In queste settimane di manipolazione sul tema dell’immigrazione, il meccanismo è, evidentemente, quello contrario: bisogna rimanere distanti dai fenomeni e dalle persone, perché solo così possono riuscire i trucchi salviniani. Lontani dalle fonti, così non si approfondiscono i problemi e si può alimentare l’illusione delle scorciatoie che risolvono, sfumando la complessità. E lontani dalle persone vere, per fare di tutta l’erba un fascio, annullando le storie in un unico blocco minaccioso.

20 luglio 2018

Tra il dire e il fare

Al centro della riflessione di oggi ci sarebbe Marco 6,1-6, ma il confronto vira subito sull’attualità. Perché quello che si legge sui social o si sente alle tv non può lasciarci tranquilli. D’altra parte è sempre stato così, questi incontri fin dall’inizio sono serviti, qualche volta più, qualche altra meno, a confrontare i nostri punti di vista sui temi e sulle sfide della vita quotidiana: il bilancio familiare, la crescita dei figli, le relazioni di coppia, l’impegno sociale, la politica. E quindi come facciamo a non andare fuori tema – se poi di fuori tema si tratta – di fronte a un frangente della storia (o della cronaca?) italiana che qui avvertiamo tutti come triste e pericoloso? Sentiamo infatti come profondamente ingiusta la marea di livore e di chiusura nei confronti di chi scappa da fame e guerre, avvertiamo come pericoloso questo agitare parole d’ordine che individuano con facilità i capri espiatori di difficoltà e lacune che affondano invece le proprie antiche radici proprio nell’italianità.

5 luglio 2018

Ermes

Ermes ci manca sempre. Ma ci sono giornate nelle quali la sua assenza si fa più pesante, più acuta. Almeno una volta al mese, quando ci ritroviamo insieme: quattro coppie, otto amici da quasi trent’anni. Ora, inevitabilmente, sette. Abbiamo vissuto insieme ognuna delle tappe che attraversano le famiglie. Semplici, regolari, feriali. Come feriali sono stati sempre i nostri incontri; darci appuntamento per ascoltare la Parola e scambiarci i punti di vista sulle sfide che ci trovavamo di fronte: l’uso del denaro e del tempo, le scelte educative, la fede e la Chiesa. E poi, condividere la tavola.

19 giugno 2018

Diavolo di un tangram


Quattro gruppi, quattro tavoli. Intorno ai tavoli cinque persone, sedute di fronte a triangoli, quadrati, strani trapezi. I partecipanti al “gioco” hanno aperto le loro buste e stanno meditando su come combinare le figure geometriche per formare un quadrato; anzi, il compito per ogni gruppo è quello di comporre - utilizzando tutti i pezzi a disposizione - cinque quadrati delle stesse dimensioni. Si “vince” solo se si arriva al risultato tutti assieme. E’ il tangram, un rompicapo cinese che la sapienza scout utilizza in attività di gruppo come queste, per far sperimentare in diretta che cosa voglia dire collaborazione e cooperazione.